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Martedì, 28 settembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Dobbiamo avviare un percorso virtuoso per essere autorevoli e rappresentativi

Sabato, 17 luglio 2021

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Caro Direttore,
ho appreso con un certo imbarazzo la notizia dell’ennesimo ricorso al TAR legato alle elezioni della nostra Categoria.
L’imbarazzo è dovuto a un serie di pensieri e argomentazioni che faccio difficoltà a digerire e che, sinceramente, non comprendo perché non riesco neanche a ipotizzare il malcontento del nostro Ministero vigilante e lo sconforto dei nostri iscritti.

Ritengo che chi svolge il ruolo di dirigente di categoria (sia locale che nazionale), o ambisca a diventarlo, debba essere animato da uno spirito che passa necessariamente prima per il bene della Categoria che per il proprio, che basa le priorie convinzioni sulla corretta e trasparente amministrazione della “cosa” pubblica.

Tante volte sembra, in realtà, che il governo della nostra categoria (locale o nazionale) sia improntato a logiche che, mi rendo conto, sembrano appartenere sempre di più alla politica con la “p” minuscola, quella che tutti quanti, da cittadini, critichiamo e riteniamo responsabile del malfunzionamento della Pubblica Amministrazione.

I continui ricorsi, la critica dell’altro a prescindere, le lotte per l’accaparramento di un presunto potere, finiscono per creare solamente danni alla Categoria, innanzitutto indebolendo la base che è stufa di queste lotte e spesso non le comprende, non crede più nei suoi vertici allontanandosi dalla “politica di categoria” e, in secondo luogo, facendo apparire alla parte pubblica (politica) i colleghi come un manipolo di professionisti alla ricerca di soddisfazioni personali e non rappresentanti di una professione utile al Paese.

Lo scollamento fra la base e i vertici è dovuto essenzialmente a questo: all’incapacità di comunicare con gli iscritti e alla incapacità di dimostrare con i fatti l’attività di servizio verso i colleghi.

Non possiamo pensare di essere autorevoli (verso la parte pubblica), né di essere rappresentativi (verso i nostri iscritti) se non intraprendiamo un percorso virtuoso nei comportamenti: la nostra categoria, come la nostra società, ha necessità di tornare a credere in principi sani e genuini orientati al bene collettivo prima che personale.
Le idee camminano sulle gambe degli uomini (e donne).

Sono ingenuo lo so, ma ho il piacere e la voglia di illudermi, illudermi che si possa cambiare, che lo si debba fare per il bene di questa Categoria, ancor prima di questa bellissima Professione: è finito il tempo dei diritti a prescindere senza doveri, della critica verso chi governa e delle lotte per il presidio del proprio orticello.
Lasciamo governare chi governa, lasciamo alla rappresentanza istituzionale il suo ruolo, facciamo sistema attorno alle idee, presentiamoci come una solida Categoria unita, con voci da solisti orchestrate dal maestro del coro, senza voci singole che cantano canzoni stonate.

Ho voglia di essere affamato e di essere folle: perché solo coloro che sono abbastanza folli per pensare di poter cambiare il mondo (la categoria) lo cambiano davvero (Steve Jobs – adattato).


Alberto-Maria Camilotti
Presidente ODCEC Udine

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