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Sabato, 27 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Non c’è nulla di illegittimo se un Presidente denuncia cosa non ci piace

Mercoledì, 11 agosto 2021

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Spettabile Redazione,
leggo su queste pagine numerosi interventi di stimati colleghi sui presunti temi che affliggono la categoria.
Alcuni di loro sono anche compagni di battaglie politiche e di iniziative comuni.
Spiace vedere che il divario tra vertici e base, tra attivisti e peones del lavoro è ancora ampio e lontano da essere colmato.

Spiace anche constatare che alcuni di coloro che invocano l’unità e la coesione siano tra i primi che ti voltano le spalle appena esprimi un’opinione non perfettamente collimante con la loro, e che vivono l’esperienza associativa in modo escludente, anziché inclusivo.

Quello su cui vorrei ribadire però il mio pensiero riguarda il concetto secondo cui le possibilità del nostro Ordine sono limitate entro gli stretti confini che la legge impone.
Per carità, da sempre dico che i commercialisti sono coloro che rispettano la legge e che amano farla rispettare in forza di una convinzione interiore, più che di qualche abborracciata prescrizione.

Noi facciamo pagare le tasse ai clienti perché lo riteniamo moralmente giusto e non perché qualche sanculotto minaccia di chiamarci in correità. Noi rifuggiamo le operazioni illecite perché le consideriamo costituzionalmente estranee alla nostra essenza prima ancora che il DLgs. 231/2007 tentasse di bollarci come mariuoli.

Ma non credo che ci sia nulla di illegittimo se un Presidente (nazionale o locale) denunci a gran voce le cose che non ci piacciono: le circolari e le proroghe a ridosso della scadenza, una fiscalità farraginosa e votata preminentemente a indurre in errore il contribuente, una situazione dei compensi che ha di tutto fuorché di essere equa, e via dicendo.

Fate tutti i ricorsi che volete, ma il mio Presidente mi deve (pago la quota, esprimo il mio voto, quindi esigo) dare ciò: voce. Una voce alta e potente che faccia tremare le istituzioni. Non perché siamo minacciosi, ma perché senza i Commercialisti il Paese non va da nessuna parte.
Esagero? Chiedetevi chi erano gli unici in ufficio durante il lockdown.

Buone vacanze a tutti (sperando che tutti i colleghi, dalle Alpi a Lampedusa) riescano a farsene un po’. Se le sono meritate.


Alessandro Cerati
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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