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Domenica, 23 settembre 2018

Notizie in breve

Il fallito tornato in bonis non può rimettere in discussione il riparto dell’attivo

/ REDAZIONE

Mercoledì, 20 giugno 2018

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16132, depositata ieri, ha stabilito che qualora un soggetto fallito ritenga di aver subito danni dall’attività del curatore, lo stesso può agire, una volta tornato in bonis, solo mediante tutela risarcitoria. Non è possibile, infatti, rimettere in discussione l’attività di riparto dell’attivo, in quanto intangibile e conclusa.

Nel caso di specie, un’impresa individuale, quale creditrice di un Comune in stato di dissesto finanziario, concludeva con questo due transazioni; l’importo originario del credito veniva ulteriormente ridotto a seguito di una terza transazione conclusa, questa volta, dalla curatela del creditore, successivamente fallito, nonostante il suo parere contrario.
Il fallito, quindi, conveniva in giudizio sia la curatela che il Comune per l’annullamento o la risoluzione della transazione. Il Tribunale dichiarava il difetto di legittimazione del fallito, che, nel frattempo, veniva riabilitato, in seguito alla chiusura del fallimento. Il fallito – tornato in bonis – agiva, così, di nuovo in giudizio, presentando istanza di annullamento della transazione, che veniva però respinta dal Tribunale, con conferma anche della Corte d’Appello poi adita. Contro la sentenza della Corte d’Appello propone ricorso per Cassazione il creditore, che viene rigettato.

La Cassazione, fra le argomentazioni contenute nell’ordinanza in commento, precisa che, con riguardo alle domande volte a caducare la transazione conclusa dal curatore, il debitore tornato in bonis non può, una volta chiuso il fallimento, rimettere in discussione, con effetti reali, l’operato degli organi della procedura e, nello specifico, del curatore, organo particolare in quanto “cumula la rappresentanza insieme del fallito e della massa, di talché non è in definitiva riconducibile né all’uno né all’altra”.

Più nel dettaglio, la Cassazione, riprendendo quanto già affermato dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 4729/2018 e Cass. n. 20748/2012), richiama – nella vigenza del RD 267/42, anteriormente alla riforma di cui al DLgs. 5/2006 – il principio di intangibilità delle attribuzioni patrimoniali effettuate a favore dei creditori in base al piano di riparto (cfr. art. 114 del RD 267/42), “principio ora espressamente codificato dalla novella del 2006”.

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