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Giovedì, 22 agosto 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Data certa per il documento con marca temporale

/ REDAZIONE

Giovedì, 14 febbraio 2019

Con sentenza n. 4251 depositata ieri, la Cassazione ha stabilito che, ai fini dell’insinuazione al passivo fallimentare, la prova dell’anteriorità del credito rispetto all’apertura del fallimento può essere fornita mediante documenti sui quali è apposta la marcatura temporale.

Nel caso di specie, il giudice di merito non aveva ritenuto assolto l’onere della prova sull’esistenza del credito derivante dal rapporto lavorativo, negando che la documentazione (informatica) prodotta dal creditore avesse una data certa anteriore al fallimento.

Per la Suprema Corte, il documento informatico munito della marca temporale fornisce la prova del momento in cui è sorto il credito ai fini dell’opponibilità ai terzi.
La marca temporale è, infatti, uno strumento digitale, che ha la funzione di attribuire data e ora certe ad un determinato documento informatico. Essa è emessa a seguito di una procedura con la quale un ente certificatore accreditato genera una “firma digitale” che, apposta sul documento informatico, ne attesta l’esistenza a partire dalla data e dall’ora in cui è stata realizzata.

La disciplina e l’efficacia probatoria di questo strumento sono esplicitati dal DLgs. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale) che, all’art. 20 comma 3 nella versione vigente al momento dei fatti, disponeva che “la data e l’ora di formazione del documento informatico sono opponibili ai terzi se apposte in conformità alle regole tecniche sulla validazione”, ove per validazione temporale si intende il “risultato della procedura informatica con cui si attribuiscono, ad uno o più documenti informatici, una data ed un orario opponibili ai terzi” (art. 1 comma 1 lett. bb) del DLgs. 82/2005 all’epoca vigente).

La sottoposizione a tale processo di validazione dei documenti prodotti dal ricorrente (consistenti, nella specie, nella lettera di assunzione, nella lettera di dimissioni, nel riepilogo delle ore di lavoro svolte e nel riconoscimento del debito nei confronti del lavoratore da parte della società fallita) ne prova la data anche ai fini dell’opponibilità verso terzi, con la conseguenza che il credito attestato è opponibile al fallimento.

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