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Lunedì, 20 maggio 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

La CNPADC mette in guardia sul saldo e stralcio che cancella l’intero anno contributivo

/ REDAZIONE

Mercoledì, 15 maggio 2019

“L’aspetto più preoccupante per i nostri iscritti che aderiscono al saldo e stralcio è che la norma produce l’effetto paradossale della cancellazione dell’intero anno di contributi per i quali si chiede la sanatoria”. Nel corso di un convegno tenutosi ieri a Frosinone, il Presidente della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti è tornato a mettere in guardia gli iscritti all’ente pensionistico circa gli effetti dell’adesione alla sanatoria prevista dalla legge di bilancio 2019.

Già negli scorsi mesi, i vertici della Cassa professionale di categoria avevano criticato l’applicazione della misura anche ai debiti contributivi verso gli enti previdenziali privati, in quanto “lesiva” della loro autonomia finanziaria e pericolosa per la sostenibilità dei conti. Per questo, assieme alle altre casse facenti parte dell’AdEPP, “si stanno valutando i profili di incostituzionalità della norma”.

Prima di ricorrere alla vie giudiziarie o di una attesa correzione della norma da parte del Governo, la CNPADC ha inteso, però, portare avanti una campagna di comunicazione per “informare gli associati dell’anomalia prodotta dalla norma”. Nello specifico, proprio la cancellazione dell’intero anno contributivo in caso di adesione alla sanatoria, che si tradurrebbe in un assegno più basso al momento dell’erogazione della prestazione pensionistica.

Altro tema che potrebbe incidere molto sulla prestazione previdenziale dell’ente è quello delle incompatibilità tra lo svolgimento dell’attività di commercialista e di una seconda attività professionale. Anedda e Sandro Villani, Vicepresidente della CNPADC, hanno ricordato che l’ente ha attivato, a partire dal 2017, “controlli massivi” per la verifica di eventuali cause di incompatibilità, “È importante – ha concluso Anedda – che gli iscritti conoscano i meccanismi dell’incompatibilità, perché il rischio è che alla fine della vita lavorativa si possa vedere annullati gli anni di contributi versati alla Cassa e quindi l’intera pensione”.


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