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Lunedì, 20 maggio 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

La diligenza rileva anche verso i creditori sociali

/ REDAZIONE

Sabato, 18 maggio 2019

La Cassazione, nella sentenza n. 13397 depositata ieri, applicando il previgente testo dell’art. 2392 c.c., ha precisato come sia corretto affermare che l’obbligazione di vigilanza fosse prevista dalla legge nei confronti della società e che, invece, la responsabilità nei confronti dei creditori sociali presentava (e presenti) natura di responsabilità extracontrattuale, per la quale la colpa non è presunta ma deve essere allegata e dimostrata dall’attore, ma è pur vero che la negligenza, nella responsabilità extracontrattuale, è integrata anche dalla violazione di doveri di diligenza previsti dalla legge.

Conseguentemente, bastava allegare la violazione di tale dovere per integrare la deduzione della colpa del componente non operativo del CdA, spettando poi a quest’ultimo dedurre e, quindi, provare di avere invece vigilato.

Anche l’amministratore privo di deleghe, inoltre, è responsabile del fatto che, in relazione a determinate operazioni, vi sia stata l’omissione di quelle cautele, verifiche ed informazioni preventive normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e con quelle modalità.

Si ribadisce, infine, come l’art. 1304 comma 1 c.c. sia riferibile unicamente alla transazione che abbia ad oggetto l’intero debito, e non la sola quota del debitore con cui è stata stipulata.
Ove la transazione tra il creditore ed uno dei condebitori solidali abbia avuto ad oggetto solo la quota del condebitore stipulante, il residuo debito gravante sugli altri debitori in solido si riduce in misura corrispondente all’importo pagato dal condebitore che ha transatto solo se costui ha versato una somma pari o superiore alla sua quota ideale di debito; se, invece, il pagamento è stato inferiore alla quota che faceva idealmente capo al condebitore che ha raggiunto l’accordo transattivo, il debito residuo gravante sugli altri coobbligati deve essere ridotto in misura pari alla quota di chi ha transatto (cfr. Cass. SS.UU. n. 30174/2011).

L’accertamento dell’entità di tale quota, ai fini della determinazione dell’incidenza della transazione sulle quote dei coobbligati non transigenti, spetta al giudice di merito, che, come chiarito dalla pronuncia n. 7907/2012, procede, in via incidentale, anche in difetto di contraddittorio – meramente facoltativo – con le parti transigenti, e si attiene alla presunzione di eguaglianza delle quote, ai sensi dell’art. 1298 comma 2 c.c., solo se non risulta dagli atti una diversa distribuzione della responsabilità, dato il carattere relativo di detta presunzione.

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