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Domenica, 22 settembre 2019

NOTIZIE IN BREVE

La legittimazione passiva all’impugnazione potrebbe restare in capo alla incorporata

/ REDAZIONE

Sabato, 25 maggio 2019

La Cassazione, nella sentenza n. 14177 depositata ieri, ha stabilito che, in ipotesi di fusione per incorporazione ex art. 2504-bis c.c., nel testo risultante dalla riforma del diritto societario, intervenuta in corso di causa, la legittimazione attiva e passiva all’impugnazione spetta alla sola società incorporante, cui sono trasferiti i diritti e gli obblighi della società incorporata e che prosegue in tutti i rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione facenti capo alla società incorporata.

È fatta salva, peraltro, la possibilità della controparte che, nonostante l’iscrizione nel Registro delle imprese, non sia stata resa edotta dell’intervenuta fusione, di notificare l’atto di impugnazione anche nei confronti della società incorporata.

Già in relazione al previgente testo dell’art. 2504-bis c.c. si era sottolineato come la parte non colpita dall’evento estintivo potesse notificare validamente l’atto di citazione in appello non solo nei confronti della società incorporante, ma anche nei confronti della società incorporata, ciò nonostante la regolare pubblicazione nel Registro delle imprese dell’atto di fusione; a meno che l’appellante fosse stato reso edotto dell’estinzione di quest’ultima mediante qualsiasi atto idoneo a comunicare il fatto al destinatario in modo certo e documentalmente dimostrabile (cfr. Cass. n. 28664/2013).

Queste primarie esigenze di tutela della controparte possono essere riconosciute anche nel nuovo regime, senza inferire dalle modifiche all’art. 2504-bis c.c. una generalizzata legittimazione attiva e passiva della società incorporata all’impugnazione.

La finalità della riforma è, infatti, quella di valorizzare, nel caso della fusione per incorporazione, la continuità giuridica dell’attività del soggetto incorporato nel soggetto incorporante, onde evitare irragionevoli interruzioni del processo, ma non certo quella di procrastinare a tempo indeterminato l’esistenza della società incorporata. Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate era stata certamente posta a conoscenza della fusione, quanto meno nel corso del giudizio di primo grado. Di conseguenza l’Ufficio avrebbe dovuto correttamente notificare l’atto di appello alla società incorporante.

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