X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Lunedì, 16 settembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Non bisogna imporre la revisione alle srl poco indebitate

Venerdì, 14 giugno 2019

Spettabile Redazione,
da qualche mese ascoltiamo ripetutamente l’elencazione di svariate terne sui limiti per l’adozione dell’organo di controllo nelle srl e ai conseguenti obblighi, per cui verrebbe la tentazione di giocarle al lotto con la speranza di vincere qualcosa. Invece, a dispetto di quello che da più parti si dice, penso che da esse non possa derivare nessuna vincita per la nostra professione. Anzi.

Mi riferisco ovviamente ai limiti per l’adozione dell’organo di controllo nelle srl e ai conseguenti obblighi.
Abbiamo letto anche sulle pagine di Eutekne.info diverse considerazioni, anche molto raffinate. Vorrei esporre i tre seguenti aspetti (viceversa molto semplici), che mi sembra non siano stati tenuti in dovuta considerazione.

In primis, senza offesa per chi vi è dedito al 100%, non penso che l’attività di revisione sia un elemento particolarmente qualificante della nostra professione. Ho sempre pensato che una libera professione implicasse (nel rispetto della legge) un minimo di estro, inventiva e genialità nonché, soprattutto, rapporto umano, cose che nella revisione sono veramente poco presenti.

In secondo luogo è tutto da vedere per chi si aprirà il nuovo mercato della revisione delle piccole e medie srl: ovviamente (e giustamente) le società di revisione di ogni dimensione non staranno alla finestra, visto che hanno una apposita e collaudata organizzazione in questo campo.

In terzo luogo (sicuramente l’aspetto più preoccupante) questo nuovo adempimento è recepito malissimo dagli imprenditori (ricordiamocelo: sono quelle persone che fanno dell’Italia un Paese avanzato) per due ordini di motivi: sempre per un manifesto e dichiarato motivo di costo aggiuntivo, talvolta (direi spesso) per una non dichiarata (anche se mal celata) insofferenza verso ulteriori controlli nella propria azienda dopo che c’è già il consulente fiscale, il consulente del lavoro, il consulente della sicurezza, il consulente della privacy, il consulente legale, il consulente ambientale, il consulente 231, il consulente della qualità… et cetera.

Se proprio si voleva massimizzare il condivisibilissimo interesse pubblico di prevenire i dissesti aziendali (piuttosto che curarli) contemperandolo con quello delle aziende di avere meno asfissianti controlli, non si poteva prevedere una premialità nei confronti delle aziende poco o nulla indebitate esonerandole dall’obbligo?

Tutti abbiamo clienti (con fior di bilanci, strutture organizzative efficienti e moderne e zero conteziosi fiscali da decenni) che ricevono dalle banche proposte di finanziamento ogni giorno (per giunta a tassi di interesse vicini allo zero) perché ritenuti affidabilissimi: ma chi glielo spiega che dovranno avere “in casa” un nuovo controllore per prevenire un eventuale dissesto? Dissesto di chi?

È proprio il caso di dire che con questa nuovo obbligo (ancora una volta) si è generalizzato, colpevolizzando tutte le aziende come pericolose mine vaganti pronte a scoppiare lasciando sul terreno morti e feriti, non distinguendo quelle border line da quelle palesemente virtuose.


Enrico Danelli
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Lecco


TORNA SU