X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Sabato, 14 dicembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Dall’ANAC precisazioni sul responsabile anticorruzione negli Ordini

/ REDAZIONE

Martedì, 3 dicembre 2019

Diversi Consigli nazionali, Ordini territoriali e collegi professionali non hanno proceduto correttamente all’individuazione del soggetto a cui affidare il ruolo di Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza. A denunciarlo è il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Francesco Merloni, che, con una nota diffusa nei giorni scorsi, ha ricordato quale sia la corretta procedura da seguire, in applicazione della normativa sulla prevenzione della corruzione negli Ordini e nei collegi professionali.

“Il RPCT – si legge nella nota – deve essere individuato da ciascun Consiglio nazionale, Ordine e collegio professionale (sia a livello centrale sia a livello locale) in un dirigente interno, a conoscenza delle dinamiche e dell’organizzazione dell’Ente di cui fa parte e che pertanto può svolgere al meglio le funzioni e i compiti previsti dalla normativa vigente”.

Nel caso in cui l’ente possa disporre di un numero limitato di soggetti e, di conseguenza, assegni a propri dirigenti anche compiti gestionali, sarà possibile, ricorda l’ANAC, assegnare i compiti di RPCT a uno dei dirigenti, con preferenza per quelli a cui sono assegnati compiti gestionali più compatibili con il ruolo di responsabile anticorruzione e trasparenza.

Se, invece, l’ente non ha personale dirigente, si potrà assegnare l’incarico a un profilo non dirigenziale, ma comunque interno alla struttura. La nomina di un dirigente esterno, sottolinea l’Autorità, è quindi da considerarsi come “un’assoluta eccezione”. A ogni modo, se si dovesse procedere in questa direzione, sussisterebbe “un preciso onere di congrua e analitica motivazione anche in ordine all’assenza di soggetti aventi i requisiti previsti dalla legge”.

Un’ulteriore possibilità, comunque residuale e percorribile solo con atto motivato, potrebbe essere quella di affidare l’incarico a un consigliere dell’Ente, purché privo di deleghe gestionali. Di conseguenza, non possono essere prese in considerazione le figure di di Presidente, Consigliere segretario o Consigliere tesoriere. Allo stesso modo, conclude l’ANAC, è da escludersi che per tale ruolo possa essere individuato un Consigliere eletto presso altra circoscrizione territoriale del medesimo Consiglio/Ordine o un consulente esterno.

TORNA SU