X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Permessi 104 in aumento per i mesi di marzo e aprile 2020

Nel DL 18/2020, anche smart working con precedenza per chi ha ridotta capacità lavorativa

/ Elisa TOMBARI

Mercoledì, 25 marzo 2020

Tra le misure adottate dal DL 18/2020 (c.d. “Cura Italia”), alcune pongono particolare attenzione alla tutela dei lavoratori affetti da disabilità o che assistono un familiare che versa in tale condizione. Tra queste rilevano certamente le disposizioni di cui agli artt. 24 e 39, tra loro eterogenee, ma mirate a perseguire lo scopo agevolare e tutelare i soggetti più deboli o chi li assiste.

L’art. 24 prevede, in aggiunta ai tre giorni di permesso mensile già previsti dall’art. 33, comma 3 della L. 104/1992, la possibilità di fruire di ulteriori dodici giorni complessivi, utilizzabili nei mesi di marzo e aprile 2020. I beneficiari, spiega l’INPS con il messaggio n. 1281 del 20 marzo scorso (si veda “Congedo speciale con procedura INPS già in uso” del 21 marzo 2020), sono i lavoratori che assistono un familiare affetto da handicap grave; al riguardo, occorre ricordare che il citato art. 33, comma 3 riconosce tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, fruibile anche in maniera continuativa, ai lavoratori che prestano assistenza ad un familiare di cui sia accertata una grave disabilità, che sia coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto; parente o affine entro il secondo grado; parente o affine entro il terzo grado solo qualora i genitori, il coniuge, la parte di unione civile, il convivente di fatto, della persona da assistere abbiano compiuto i 65 anni di età o siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Tale assistenza è consentita a condizione che la grave disabilità sia accertata dalle apposite Commissioni ASL e che il soggetto disabile non sia ricoverato a tempo pieno in ospedale (fatta salva l’ipotesi in cui sia richiesta l’assistenza dalla struttura anche in tale circostanza). Come spiegato dall’Istituto di previdenza con il messaggio n. 1281/2020, il lavoratore che abbia già un provvedimento autorizzativo alla fruizione dei “permessi 104” già valido anche per i mesi di marzo e aprile, non deve presentare una nuova domanda, potendo già fruire delle ulteriori giornate consentite dal DL 18/2020, mentre i soggetti non ancora autorizzati dovranno presentare domanda secondo le modalità già in uso.

Invece, l’art. 39 del DL “Cura Italia” riconosce, fino alla data del 30 aprile 2020, ai lavoratori dipendenti affetti da grave disabilità ex art. 33 comma 3 della L. 104/1992 o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona in tali condizioni, il diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile (c.d. “smart working”), come disciplinato dagli artt. 18-23 della L. 81/2017, ove ciò sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.

Il comma 2 riconosce, inoltre, il diritto di precedenza nell’attivazione delle richieste di lavoro agile ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa. Tali soggetti vanno ad aggiungersi a quelli per i quali l’art. 1, comma 486 della L. 145/2018 aveva già riconosciuto un sistema di “priorità” nelle richieste di attivazione dello smart working, ossia le lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità (art. 16 del DLgs. 151/2001) e i lavoratori con figli in condizioni di disabilità (art. 3, comma 3 della L. 104/92).

In tema di smart working bisogna inoltre ricordare come l’emergenza coronavirus ne abbia reso sempre più necessario il ricorso, con la previsione di procedure semplificate per la sua attivazione il ricorso (si veda “Comunicazione di smart working con procedura semplificata accessibile dal portale Cliclavoro” del 6 marzo 2020); fino al prossimo 31 luglio 2020, sarà infatti possibile consentire al lavoratore di rendere la prestazione con “modalità agile” anche in assenza di accordo scritto, con una semplice comunicazione.

Obbligo di informativa sui rischi anche via email

Come ulteriore semplificazione, si prevede che l’obbligo di consegnare al lavoratore e al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) l’informativa sui rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di svolgimento della prestazione (art. 22 della L. 81/2017), possa essere assolto in via telematica (con l’invio di un’email al dipendente), utilizzando la documentazione resa disponibile sul sito istituzionale dell’INAIL.

Resta fermo l’obbligo di rispettare le altre norme che regolano l’istituto e, in particolare, quello di effettuare la comunicazione obbligatoria ex art. 9-bis del DL 510/1996 (conv. L. 608/1996). Per quanto si tratti di uno strumento che, in questa fase, gioca un ruolo chiave nel consentire la prosecuzione dell’attività lavorativa, lo smart working resta una “diversa modalità di gestione del rapporto di lavoro subordinato”, ed è pertanto applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato, anche in apprendistato, mentre non può essere applicato al tirocinante, non essendo il tirocinio un vero rapporto di lavoro, ma un periodo di orientamento e di formazione svolto all’interno dell’azienda (si veda “Smart working anche per gli apprendisti” del 24 marzo 2020).

TORNA SU