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Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

ECONOMIA & SOCIETÀ

Adeguatezza e proporzionalità per le misure anti coronavirus

La scelta tra le iniziative individuate dal DL 19/2020 dovrà essere guidata dall’esercizio della discrezionalità tecnica

/ Rocco TODERO

Venerdì, 27 marzo 2020

Oltre ad affrontare il tema delle sanzioni per il mancato rispetto delle cosiddette norme di contenimento il decreto legge n. 19/2020 introduce la nuova e più ampia disciplina legislativa per contrastare la diffusione del coronavirus.
Il provvedimento dell’Esecutivo sostituisce la regolamentazione del precedente decreto n. 6 del 23 febbraio e lo ha, pertanto, abrogato espressamente proprio in ragione del fatto che si è resa necessaria una nuova e più appropriata disciplina nei medesimi ambiti che erano stati normati in precedenza.

Tra le misure di maggiore rilevo previste dall’art. 1 meritano particolare considerazione l’eliminazione della clausola generale secondo la quale il Presidente del Consiglio dei Ministri avrebbe potuto adottare “ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica” e la sua sostituzione con un’elencazione tassativa di iniziative, indicate nel secondo comma del richiamato articolo, che sono, in buona sostanza, tutte quelle adottate sino a questo momento con i vari DPCM che si sono succeduti nell’ultimo mese.

Il nuovo decreto prevede, sempre all’art. 1, che le azioni intraprese per contrastare l’epidemia debbano avere un orizzonte temporale d’efficacia massimo di trenta giorni e che, pur essendo reiterabili più volte, non potranno oltrepassare la soglia del 31 luglio, termine di scadenza dello stato d’emergenza proclamato con delibera dei Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020.

In altre parole è stata fissata in maniera chiara e inequivoca una scadenza oltre la quale il Governo, investito di poteri straordinari, necessiterà di un nuovo intervento legislativo che entrambe le Camere del Parlamento saranno chiamate a convalidare.
Ancora una volta, poi, le direttrici dell’azione di contrasto al coronavirus sono state individuate nei principi di adeguatezza e proporzionalità, cosicché la scelta di una o più iniziative fra quelle espressamente individuate dal secondo comma dell’art. 1 dovrà essere sottratta all’arbitrio del Presidente del Consiglio e dovrà essere guidata, invece, dall’esercizio della discrezionalità tecnica dello stesso organo di alta amministrazione.

A questo proposito degna di nota si rivela la previsione dell’art. 2, secondo la quale dovrà essere il Comitato tecnico scientifico, istituito con ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020 n. 630, a supportare il decisore, con valutazioni e pareri appropriati, nell’applicazione dei su richiamati principi di adeguatezza e proporzionalità.

Merita di essere ricordato, infatti, come il precedente decreto legge n. 6 non obbligasse il Presidente del Consiglio ad avvalersi dei pareri del predetto Comitato, di tal che alcuni fra i più importanti DPCM sono stati, da ultimo, adottati senza alcun supporto tecnico scientifico in ordine alla loro capacità di adattarsi alla concreta situazione epidemiologica in atto.
Per scongiurare il rischio di serrate e scioperi, poi, è stata prevista dall’ultimo comma dell’art. 1 la possibilità d’imporre a lavoratori e datori di lavori lo svolgimento di attività economiche ritenute assolutamente necessarie e di pubblica utilità.

Il Consiglio dei Ministri, infine, ha deciso di risolvere le possibili antinomie con le ordinanze adottate dai Presidenti di Regione e dai Sindaci, optando per una chiara ed esplicita supremazia del DPCM e per un drastico ridimensionamento di tutti i poteri che si sono sin qui posti in concorrenza con quelli del Capo del Governo.
Ai Presidenti di Regione, infatti, è stata riservata dall’art. 3 la possibilità di adottare ordinanze per contrastare l’emergenza epidemiologica esclusivamente nelle more dell’adozione dei provvedimenti del Presidente del Consiglio dei Ministri e solo fino a tale momento.

Le ordinanze regionali, inoltre, potranno trovare valido titolo di legittimità esclusivamente nella necessità di fare fronte a una sopravvenuta situazione di aggravamento del rischio sanitario e giammai in ulteriori e diverse considerazioni. Con gli stessi provvedimenti, inoltre, non si potrà incidere sull’elenco delle attività attività produttive e su quelle di rilevanza strategica nazionale che dovranno essere sospese o che potranno rimanere in attività per espressa disposizione contenuta nei DPCM o nelle ordinanze ministeriali.

È stata confermata, infine, la ridotta agilità dei sindaci in materia di contrasto al coronavirus. Ai sensi del comma terzo dell’art. 3, infatti, i rappresentanti delle amministrazioni comunali non potranno adottare ordinanze contingibili e urgenti, a pena di inefficacia, dirette a fronteggiare l’emergenza e che si pongono in contrasto con le misure statali o che prevedano iniziative ulteriori rispetto a quelle tassativamente indicate nel decreto legge.

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