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Sabato, 15 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Sul ruolo dei revisori delle srl abbiamo perso tutti

Sabato, 11 luglio 2020

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Caro Direttore,
sulla vicenda dei revisori legali nelle srl è certa solo una cosa, abbiamo perso tutti: imprese, collettività, noi professionisti. Può sembrare la solita critica, questa volta no: il caos era prevedibile ed era stato previsto, e nulla è stato fatto. Sembrava una grande opportunità, non solo di prevenzione delle crisi delle imprese, ma anche di sviluppo organizzativo delle stesse, soprattutto un’opportunità per noi professionisti di una “nuova” area di lavoro.

Ancor prima dell’entrata in vigore della legge, era prevedibile, come è stato previsto, (si veda “Con l’aumento dei collegi sindacali è necessaria la tariffa professionale”), che senza limitazioni delle responsabilità dei professionisti e in assenza di una tariffa per la loro remunerazione, ci sarebbero state distorsioni per la corretta attuazione della norma, soprattutto in merito all’indipendenza del revisore e alla qualità delle prestazioni, e quindi per la credibilità per la fede pubblica in un ruolo così importante per la collettività. Senza tariffa e con responsabilità illimitate ci sarebbe stata, come è accaduto, un’inevitabile corsa al ribasso dei compensi per risolvere il problema delle nomine da parte delle imprese e l’accaparrarsi incarichi da parte dei professionisti, a tutto vantaggio di imprenditori e/o professionisti magari già predisposti per sfuggire alle proprie responsabilità patrimoniali verso la collettività.

In molti discutevano dei problemi organizzativi ma anche sulle opportunità di professionisti o aziende, così come dei costi per queste ultime, ma tutti, o quasi, si sono orientati per adempiere alle nomine entro la prima scadenza di legge del 16 dicembre 2019; già il rinvio, a scadenza spirata, della norma con le nomine da effettuarsi in occasione dell’approvazione dei bilanci 2019 aveva creato enormi perplessità e problematiche operative, questo ulteriore rinvio di ben due anni pone ben più serie riflessioni, che non sono di mera “lamentala” verso uno Stato che non è in grado di legiferare adeguatamente, o non solo.

L’assenza di tariffe ha confermato la prevista indiscutibile alterazione del mercato: la corsa al ribasso imposta dalle aziende è stata accolta da un folto numero di professionisti – i numeri sono eloquenti – che, incuranti delle loro responsabilità, ma anche della proliferazione dei loro costi delle assicurazioni, si sono accaparrati incarichi per onorari molto esigui, sorvolando sui problemi di incompatibilità – incarichi “girati” all’interno dello stesso studio che si occupa della consulenza aziendale –; il tutto con buona pace del prerequisito di indipendenza, pur di incrementare i profitti con il cliente, e magari non rischiare di perderlo per l’ingresso di altri professionisti, estranei al gruppo.

Per altri professionisti, al contrario, è stato il modo per entrare in relazione con nuovi clienti, seguiti per la consulenza da altri professionisti, e nel giro di pochi mesi si sa bene di tante situazioni di spiacevoli interferenze nelle relazioni e revoche di mandati del consulente ai quali è subentrato “l’amico del revisore”, con buona pace dei principi etici e deontologici che, purtroppo, valgono finché si vuole. Quindi un’indiscutibile alterazione dei rapporti di tanti professionisti che hanno perso in modo infondato incarichi magari storici; anche i “nuovi” professionisti hanno certamente “perso”, almeno un po’, la loro dignità.

Hanno perso anche quei professionisti che, nominati da imprese scaltre, o quanto meno “veggenti”, si sono visti revocare il mandato di revisore in questi giorni, ai primi sentori di rinvio della norma al 2022.

Hanno perso le tante imprese che, entro il 16 dicembre 2019, si sono immediatamente adeguate alla norma assoggettandosi ad attività di controllo e costi che si potevano rinviare di ben 3 esercizi: non più dal bilancio 2019 ma, con le nomine da effettuarsi entro l’approvazione del bilancio 2021, dal bilancio dell’esercizio 2022.

Ha perso la collettività che con la presenza qualificata di revisori avrebbe potuto avere un adeguato presidio di controllo delle aziende, certamente anche di supporto organizzativo, soprattutto in questo periodo in cui c’è tanto bisogno di interpretare anche questi nuovi segnali dal mercato che non vanno affrettati e che potrebbero essere non solo di crisi irreversibile ovvero temporanea, ma perfino di rilancio, tutti derivanti dal post emergenza sanitaria COVID-19.

Ha perso il legislatore che non ha saputo dare, fin dall’inizio, un’impronta concreta a questa norma, importantissima per il miglioramento del mercato e del mondo del lavoro, per essere incompleta e oggetto di proroghe tardive e frettolose.

Hanno perso le nostre organizzazioni di categoria e sindacali, sia chiaro come storica funzionalità di questi organismi che talvolta non riescono a coagulare il valore delle persone che le compongono, che non hanno saputo rendersi interlocutori fermi per la migliore funzionalità del ruolo del revisore legale che, unico nel nostro comparto professionale, gode di una importantissima esclusiva di legge.

Abbiamo perso tutti: oggi c’è in ballo una proroga, speriamo che, tutti insieme, ci si renda conto che urge regolamentare le situazioni in corso e quelle che possono essere risolte per arrivare preparati alla scadenza del 2022, per la migliore evoluzione di questo importante ruolo dei revisori legali nelle srl.


Gianni Tomo
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli

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