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Sabato, 19 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Con i pagamenti tracciati il rapporto di conto corrente va tutelato

Sabato, 8 agosto 2020

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Gentile Redazione,
credo che uno degli aspetti più importanti ma anche più dimenticati del nostro diritto sia quello della scarsa sistematicità.
Per risolvere un problema si tende ad assegnare a determinati strumenti giuridici o economici funzioni “antifrode” che ne alterano la specifica funzionalità e possono creare problemi pesanti e al tempo stesso ingiustificati agli operatori, ponendoli talvolta nella condizione di violare per forza le disposizioni di legge.

Prendiamo il caso non infrequente del sequestro dei conti correnti aziendali. Prendo ad esempio un caso che mi è capitato di un cliente che gestisce un bar. Nell’ambito di una lite tra soci ed ex soci (poi fortunatamente risolta consensualmente) un ex socio ha ottenuto il pignoramento del conto corrente societario.
A quel punto l’amministratore mi ha chiesto come poteva gestire il bar: pur potendo incassare tutto per contanti, aveva il problema di pagare i fornitori, stante il limite di pagamento per contanti.
In sostanza, aveva le seguenti alternative:
- non pagare nessuno – condannando l’attività alla chiusura;
- pagare solo per contanti e nei limiti ammessi (con tutte le difficoltà e le incertezze che ben conosciamo);
- pagare comunque per contanti anche oltre i limiti ammessi, invocando l’impossibilità di agire diversamente.

Si badi che il fatto di subire un pignoramento o anche un sequestro conservativo non significa essere in debito: si tratta spesso di provvedimenti cautelari che potrebbero rivelarsi “indebiti” all’esame del merito della vicenda.

Penso anche a quei soggetti che avendo commesso irregolarità di vario tipo in passato non riescano ad avere un conto corrente bancario.
Questi soggetti si troverebbero in una sorta di condizione punitiva permanente, essendo a quel punto impossibilitati – ad esempio – a godere di agevolazioni per ristrutturazioni edilizie.

La soluzione?
Bisogna trovarla: se si vuol mantenere la limitazione sul pagamento per contanti per scopi solamente fiscali, non può succedere che ad alcuno sia impedito – in diritto o in fatto – di usufruire del servizio bancario. Altrimenti si violerebbero una sfilza di principi costituzionali ben radicati.

Ecco qualche suggerimento:
- nei pignoramenti o sequestri bancari specificare l’importo massimo pignorato ed esonerando con formula chiara le banche sui movimenti che eccedono la soglia pignorata (o l’importo in giacenza al momento del pignoramento);
- occorre istituire l’obbligo di contrarre per gli istituti di credito – ovvero per alcuni di essi – con chiunque vi faccia richiesta;
- occorre pensare ad una sorta di impignorabilità fino a certe somme depositate.

In conclusione, credo che nella società del pagamento tracciato sempre e comunque, il rapporto di conto corrente debba essere tutelato come il letto o la televisione: è un bene essenziale.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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