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Sabato, 10 aprile 2021 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Provvedimento attuativo sulla proroga dei termini di accertamento senza troppe delucidazioni

/ REDAZIONE

Giovedì, 8 aprile 2021

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L’art. 157 del DL 34/2020 prevede che:
- ogni atto impositivo (in primis gli avvisi di accertamento ma non solo) che scade tra l’8 marzo 2020 e il 31 dicembre 2020 va emesso, dunque sottoscritto, entro il 31 dicembre 2020, ma notificato dal 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022;
- è sospesa la notifica degli avvisi bonari, che riprende dal 1° marzo 2021 al 28 febbraio 2022, a cui si associa una proroga dei termini di notifica delle successive cartelle di pagamento, disposta sempre dal menzionato art. 157.

Esemplificando, il termine di accertamento dei modelli REDDITI, IVA, 770 e IRAP 2016 (anno d’imposta 2015), scaduto al 31 dicembre 2020, slitta al 28 febbraio 2022.
La prova dell’emissione (quindi della sottoscrizione) dell’atto può risultare dai sistemi interni dell’Agenzia delle Entrate.

Il sesto comma dell’art. 157 sancisce che “con uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate sono individuate le modalità di applicazione del presente articolo”.
A questo fine, è stato approvato il provvedimento direttoriale 6 aprile 2021 n. 88314.

Chi si aspettava particolari delucidazioni su come, in concreto, verrà fornita la prova della sottoscrizione entro fine 2020 rimarrà deluso.
Il provvedimento si limita ad annunciare che incomincia la notifica degli atti impositivi, “distribuendoli possibilmente in modalità pressoché uniforme, seguendo prioritariamente l’ordine cronologico di emissione”.

Si può derogare a ciò quando la notifica serve a perfezionare istituti che richiedono il pagamento di tributi, in sostanza quando, ipotizziamo noi, il contribuente manifesta la volontà agli uffici di voler fruire dell’acquiescenza.
Lo stesso si dice per gli avvisi bonari, per i quali il tutto dovrà essere visto anche alla luce della definizione introdotta con l’art. 5 del DL 41/2021, circoscritta agli avvisi 2017-2018 e ai contribuenti che, nel 2020, hanno subito un calo del volume di affari superiore del 30% rispetto al 2019.

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