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Martedì, 30 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Le ferie possono essere convertite in CIG COVID-19

Per l’INL non è sanzionabile la condotta del datore di lavoro che imputa in cassa integrazione le ore di ferie già autorizzate

/ Mario PAGANO

Giovedì, 25 novembre 2021

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La revoca unilaterale delle ferie già concesse, imputando diversamente le ore usufruite alla cassa integrazione e, nello specifico, alla cassa integrazione guadagni con causale emergenziale COVID-19, non costituisce una condotta soggetta a sanzione.
Questo è quanto chiarito dall’Ispettorato nazionale del Lavoro (INL) che, con la recente nota n. 1799/2021, si è espresso in merito, fornendo riscontro all’interrogativo posto da un proprio ufficio territoriale.

Il caso sottoposto all’attenzione dell’Ispettorato ha riguardato la condotta di un datore di lavoro che inizialmente aveva autorizzato i propri dipendenti a usufruire di un periodo di ferie.
Successivamente, al momento della compilazione dei cedolini paga, il datore di lavoro ha ritenuto unilateralmente di imputare le ore di assenza dei lavoratori non più alle ferie, originariamente concesse, ma direttamente alla cassa integrazione con causale COVID-19.

Premesso che, in linea generale, la concessione della CIG COVID-19 non è subordinata all’esaurimento di tutte le ferie maturate e ancora non concesse ai lavoratori, va detto che attualmente il nostro ordinamento, muovendo dall’art. 2109 c.c. e da quanto previsto dall’art. 10 del DLgs. 66/2003, individua tre periodi di ferie, ossia le due settimane maturate nell’anno, da godere entro la fine dello stesso, ulteriori due settimane, sempre maturate nell’anno, da godersi entro i 18 mesi successivi, e, infine, gli eventuali giorni di ferie previsti in eccedenza dal contratto collettivo applicato.
In tutti i casi, tuttavia, come ricordato dall’INL, a eccezione della possibilità del lavoratore di richiedere la consecutività delle due settimane per quelle da godersi nell’anno di maturazione, spetta al datore di lavoro, nell’ambito dei poteri di organizzazione dell’attività imprenditoriale, il potere di determinare la collocazione temporale delle ferie nonché, in alcune ipotesi, di modificarla.

Proprio su tale ultimo aspetto il Ministero del Lavoro si è espresso con l’interpello n. 19/2011, ricordando che eventuali deroghe alla fruizione del diritto costituzionalmente garantito ex art. 36 comma 3 Cost. risultano ammissibili esclusivamente laddove le esigenze aziendali assumano carattere di eccezionalità e imprevedibilità e come tali siano supportate da adeguata motivazione.

Tale aspetto va posto in correlazione con quanto ulteriormente precisato dallo stesso Ministero del Lavoro con la circ. n. 8/2005 che, in merito ai possibili eventi che fanno scattare una deroga al normale godimento delle ferie, contempla proprio gli interventi a sostegno del reddito ordinari e straordinari, in cui si assiste a una “sospensione totale o parziale delle obbligazioni principali scaturenti dal rapporto medesimo, ossia l’espletamento dell’attività lavorativa e la corresponsione della retribuzione”.
Peraltro, ricorda l’INL, la cassa a zero ore, a differenza di quella con riduzione parziale, non compromette il recupero delle energie psicofisiche cui è preordinato il diritto alle ferie.

A questo punto c’è da porre un’altra questione, esaminata dall’Ispettorato.
L’art. 2109 comma 3 c.c., come ricordato anche dal citato interpello n. 19/2011, stabilisce un onere a carico del datore di lavoro, che deve preventivamente comunicare al prestatore di lavoro il periodo stabilito per il godimento delle ferie.

Nel caso specifico il datore di lavoro, decidendo unilateralmente di modificare il motivo della sospensione dell’attività lavorativa, svolta dai propri dipendenti, trasformandolo da ferie a CIG COVID-19, non ha probabilmente rispettato tale disposto, ma nel ragionamento dell’Ispettorato emerge chiaramente come tale irregolarità, di fatto, non abbia comportato sul lungo periodo alcuna conseguenza effettiva a carico del lavoratore, tale da legittimare l’uso di strumenti di tutela, quale quello della disposizione ex art. 14 del DLgs. 124/2004.
Un potere, quest’ultimo, che permette all’ispettore, in caso di irregolarità sprovviste di sanzioni penali o amministrative, di intervenire imponendo al datore di lavoro una condotta volta a ripristinare l’ordine violato, salvaguardando gli interessi del lavoratore.

Nel caso specifico, tuttavia, a ben vedere, oltre a non essere prevista alcuna sanzione amministrativa o penale, connessa alla violazione dell’art. 2109 c.c. comma 3, non vi è spazio neppure per l’adozione di una disposizione.
Ciò in quanto, sotto il profilo delle eventuali lesioni ai diritti dei lavoratori, non può dimenticarsi la circostanza che, a fronte della conversione in CIG delle ore di ferie precedentemente concesse, il lavoratore, come verosimilmente emergerà dal prospetto di paga, ha mantenuto un credito per ferie più alto di quello che avrebbe conseguito se gli fossero state concesse tutte le settimane precedentemente autorizzate.
Tale credito resta inalterato e potrà essere fatto valere dal lavoratore anche in un secondo momento o monetizzato all’atto della cessazione del rapporto di lavoro.

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