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Giovedì, 27 gennaio 2022 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Le prestazioni dello stabilimento termale possono essere esenti IVA

/ REDAZIONE

Venerdì, 14 gennaio 2022

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La redazione di una scheda individuale, comprensiva di scheda clinica, che dà diritto all’acquisto di cure mediche di “termalismo classico” in uno stabilimento termale, può rientrare nell’esenzione dall’IVA, ex art. 132 par. 1 lett. b) della direttiva 2006/112/Ce, quale operazione strettamente connessa alle cure mediche. Occorre, però, che tali schede contengano i dati relativi allo stato di salute, alle cure mediche prescritte nonché alle modalità della loro somministrazione, la cui consultazione è indispensabile per la relativa prestazione ed il raggiungimento degli scopi terapeutici perseguiti.

Inoltre, le dette cure mediche e le operazioni ad esse strettamente connesse devono essere assicurate a condizioni sociali analoghe a quelle vigenti per gli enti di diritto pubblico, da un centro medico e diagnostico o da un altro istituto della stessa natura debitamente riconosciuto.

Lo ha affermato la Corte di Giustizia Ue nella sentenza 13 gennaio 2022 relativa alla causa C-513/20, esaminando il caso in cui la redazione della scheda consentiva l’accesso, fra l’altro, ad alcuni trattamenti relativi alle vie respiratorie e reumatologici, resi da uno stabilimento termale e intesi come cure mediche, per la funzione terapeutica e la prescrizione di un medico.

I giudici europei hanno chiarito, tra l’altro, che, per stabilire se la suddetta operazione sia riconducibile nell’ambito dell’esenzione IVA prevista dall’art. 132 par. 1 lett. b) della direttiva 2006/112/Ce per le “operazioni strettamente connesse” alle cure mediche, occorre tener conto “dello scopo per cui tali prestazioni sono fornite” e, in particolare, verificare se essa costituisca una fase indispensabile all’espletamento delle cure mediche, per raggiungere gli scopi terapeutici perseguiti da queste ultime (cfr. Corte di Giustizia Ue 11 gennaio 2001 causa C-76/99), senza che assuma rilevanza, all’uopo, “uno sfasamento temporale considerevole tra la prestazione in questione e le cure mediche” (cfr. Corte di Giustizia Ue 10 giugno 2010 causa C-262/08).

Qualora, poi, l’operazione stessa, considerata “strettamente connessa alle cure mediche”, non risulti – come nella specie – fornita da un istituto ospedaliero, è necessario che tali cure siano assicurate a condizioni sociali analoghe a quelle vigenti per gli enti di diritto pubblico “e se si tratti di un centro medico e diagnostico o di un altro istituto della stessa natura debitamente riconosciuto”, affinché siano integrati tutti i requisiti di cui all’art. 132 par. 1 lett. b) della direttiva 2006/112/Ce.

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