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In arrivo i nuovi princìpi di comportamento del collegio sindacale

Saranno sottoposti oggi al Consiglio per l’approvazione preliminare, seguita da una consultazione pubblica
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/ Mercoledì 28 luglio 2010
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Luciano Berzè

Saranno presentate oggi, in Consiglio nazionale, le nuove norme di comportamento del collegio sindacale nelle società non quotate. Ad anticiparlo è Luciano Berzè, consigliere del CNDCEC delegato ai Princìpi Contabili e alla Revisione. “Presenteremo il documento per l’approvazione in via preliminare, cui farà seguito – ha spiegato Berzè – una consultazione pubblica per conoscere il parere dei colleghi sulla proposta”.

Attualmente, la prassi in vigore è ferma dal 1996, nonostante un tentativo di aggiornamento nel 2004, rimasto però in bozza. Da tempo, dunque, i “Princìpi” attendono una revisione, tanto che l’attuale Consiglio nazionale – presieduto da Claudio Siciliotti – ha inserito le problematiche del diritto societario fra le priorità del proprio mandato 2008-2012.

A poche ore dalla presentazione ufficiale, sui contenuti effettivi del documento vige il massimo riserbo: il consigliere Berzè ha preferito non entrare nel merito, “per correttezza nei confronti del Consiglio”. Certo è che il rinnovo delle norme attuali non potrà prescindere dal tema dell’indipendenza dei sindaci, argomento-chiave del dibattito. Si tratta, nel dettaglio, di regolare in maniera univoca le situazioni che possono compromettere l’obiettività e l’indipendenza del professionista. In merito, un documento CNDC del 25 gennaio 2005 prevede l’individuazione di una soglia “critica” per i compensi ricevuti dal cliente, in qualità di sindaco e per l’attività di consulenza: qualora la remunerazione superi il 15% del totale dei ricavi del professionista o dello studio associato, si delineerebbe un profilo di incompatibilità.

Il Consiglio nazionale dei Ragionieri, con un successivo documento datato 15 febbraio 2005, si è espresso in maniera differente, ritenendo che non si possano formulare “rigide quantificazioni” della soglia critica dei compensi. L’indipendenza, secondo il documento, è a rischio tutte le volte che il rapporto di consulenza comporta, per il professionista, “un ritorno economico superiore a quello che gli deriva dalla retribuzione sindacale”.

Manca, a tutt’oggi, una sintesi precisa fra le due posizioni. E l’indipendenza non è l’unico aspetto che dovrebbe essere chiarito. I nuovi “Princìpi di comportamento” dovrebbero affrontare anche il nodo del cumulo degli incarichi. In base a una recente ricerca della società di business information Cerved Group, dal titolo “Radiografia dei sindaci delle società italiane”, il numero totale dei sindaci nel 2009 è arrivato alle 62.653 unità (+5% rispetto al 2008), destinate a dividersi le 255mila “poltrone” dei collegi. La maggioranza dei professionisti contati (61%) possiede più di un incarico: in cima alla classifica si trovano 36 sindaci, con oltre 50 cariche all’attivo e un posto nei collegi di 1.167 società. Altri 317 sindaci accumulano tra i 30 e i 49 incarichi, mentre 2.334 sindaci si collocano nella fascia inferiore, tra 15 e 29 cariche. Per avere una misura complessiva della concentrazione dei mandati, basta sapere che un decimo dei sindaci è presente in circa la metà delle 76mila società, e un quarto copre oltre il 74%.
La previsione di un tetto massimo sul numero di incarichi detenuti dallo stesso professionista, però, non pare essere una soluzione praticabile: “Si tratta di una questione-limite – spiega Berzè, senza scendere nei dettagli – alla quale non si può rispondere con un numero, bensì con una procedura che identifichi le principali criticità, inclusa nel documento che presenteremo”.

Il citato rapporto di Cerved Group traccia, inoltre, un quadro anagrafico dei sindaci, la cui età media supera i 50 anni. La fascia più affollata è quella tra i 40 e i 49 anni (37% del totale), seguita dagli over 60 (28%) e da quella tra i 50 e i 59 anni (19%). Netta minoranza, invece, per le “nuove leve”: solo il 16,2% dei sindaci ha meno di 40 anni, con gli under 30 fermi a un misero 0,4%. Per il consigliere Berzè, le cifre non sono sintomatiche di un malfunzionamento del sistema: “In un Paese in cui l’età media è di 50 anni, non è una cosa così scabrosa. D’altronde, esperienza e reputazione sono fondamentali per costruirsi una fitta rete di rapporti professionali. Niente di anormale, insomma”.

Merita indubbiamente un’accoglienza positiva, infine, il dato relativo alle cosiddette “quote rosa”. Secondo Cerved Group, la presenza di donne è in netta crescita: a fine 2009, le professioniste erano circa 12.500, vale a dire il 20% del totale e l’8% in più rispetto all’anno prima. Più giovani di sette anni e mezzo, in media, rispetto ai colleghi uomini (45,9 contro 53,4), hanno però un peso effettivo minore all’interno degli organi di controllo. Infatti, forse perché penalizzate dalla giovane età, le donne-sindaco concentrano meno cariche: nessuna ne ha più di 50, solo il 5% siede su più di 30 poltrone, l’8% più di 15 e l’11% più di 10. Circa una su quattro ha, di fatto, un unico mandato.