IL PUNTO
TUTELA DEL PATRIMONIO
Esenzione per la donazione di partecipazioni al test della nuda proprietà
/ Anita MAURO
Nell’ultimo anno, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato diverse risposte a interpello che esaminano l’applicazione dell’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni di cui all’art. 3 comma 4-ter del DLgs. 346/90 in ipotesi di donazione delle partecipazioni con riserva di usufrutto in capo al donante. È importante ricordare che l’esenzione riguarda i trasferimenti per successione, donazione o patto di famiglia:
- a favore del coniuge o dei discendenti;
- aventi ad oggetto aziende (o rami di esse), quote sociali e azioni. Per quanto concerne il trasferimento di partecipazioni, la norma distingue le condizioni agevolative a seconda che si tratti di partecipazioni in società di capitali o società di persone. Se il trasferimento riguarda partecipazioni:
- in società di capitali, l’esenzione è ancorata all’acquisizione o al rafforzamento del controllo sociale di diritto (ai sensi dell’art. 2359 comma 1 n. 1 c.c.), che deve essere mantenuto nel periodo di osservazione quinquennale;
- in società di persone, l’esenzione non richiede una verifica sul “controllo”, ma implica la conservazione della titolarità delle quote durante il periodo di osservazione quinquennale. Quindi, per valutare l’operatività dell’agevolazione nel caso in cui le quote siano donate “in nuda proprietà” è necessario distinguere la trattazione a seconda che si tratti di quote in società di capitali o meno. Con riguardo alle prime, l’art. 2352 comma 1 c.c., stabilisce che, salvo convenzione contraria, il diritto di voto spetta all’usufruttuario. Ne deriva che, se il titolare di una partecipazione di controllo in società di capitali la dona ad un figlio, riservandosene l’usufrutto:
- in assenza di pattuizioni specifiche sul diritto di voto, l’esenzione non può spettare, in quanto il donatario non acquista il “controllo” (non potendo disporre del 50% + 1 dei voti in assemblea; cfr. risposta Agenzia delle Entrate n. 42/2026);
- l’esenzione può competere, invece, se viene prevista espressamente l’attribuzione ai nudi proprietari del diritto di voto in assemblea (risposte Agenzia delle Entrate n. 37/2020 e n. 38/2020). A questo orientamento si allinea anche la risposta n. 271/2025, nella quale l’esenzione è stata riconosciuta per l’atto con cui la socia dona ai propri figli, in comunione, la nuda proprietà di una quota pari al 95% del capitale di una società di capitali, con specifica previsione, nell’atto di donazione, del trasferimento ai figli della maggioranza dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria della società, di modo che essi acquistino il “controllo di diritto” ex art. 2359 comma 1 n. 1 c.c. Portando alle più estreme conseguente questo principio, poi, nella risposta n. 143/2026, l’Agenzia ha, invece, negato il beneficio in un caso in cui, pur essendo stata trasferita dal padre al figlio la nuda proprietà del 95% delle quote di una società di capitali (con annessi diritti di voto), alcune clausole statutarie riconoscevano al disponente (usufruttuario a vita delle medesime quote) diritti particolari che, secondo l’Agenzia, impedivano al donatario la sostanziale acquisizione del controllo della società, sottraendo allo stesso il potere di influire sull’adozione delle delibere inerenti a materie che rientrano nella competenza dell’assemblea ordinaria. Come rilevato in dottrina, questa risposta appare emblematica di un’interpretazione del requisito del “controllo” che tende a superare i confini letteralmente delineati dall’art. 2359 comma 1 c.c., in quanto richiede un esame non solo quantitativo dei voti esercitabili in assemblea, bensì anche qualitativo in merito ai poteri gestori che da questi voti derivino ai beneficiari. L’Agenzia delle Entrate, in breve, sembra aver associato al requisito del “controllo” di diritto (50% + 1 dei voti esercitabili in assemblea), la richiesta di assunzione del potere “gestorio” della società. Alla stessa logica sembra ascrivibile la risposta n. 115/2026, che ha negato il beneficio in un caso in cui il disponente del patto di famiglia, pur avendo trasferito ai figli una quota di partecipazione in società di capitali “formalmente” di controllo, aveva mantenuto, grazie alle azioni di classe C (“dotate di specifici diritti di veto su determinate materie di straordinaria amministrazione”) poteri idonei a condizionare in modo incisivo l’azione dei figli beneficiari. È interessante rilevare come l’Agenzia delle Entrate, nei documenti citati, indichi, quale antecedente delle proprie affermazioni, la giurisprudenza di legittimità (ad es. Cass. n. 6799/2026; Cass. n. 6616/2026). Le pronunce citate, tuttavia, non paiono legittimare un riferimento ai poteri “gestori” dei beneficiari del trasferimento, ma sembrano valorizzare l’effettività del controllo ex art. 2359 c.c., non accontentandosi di un controllo che sia solo “apparente/formale” ma preoccupandosi di verificare che ad esso corrisponda l’effettiva possibilità di assumere le decisioni che competono all’assemblea ordinaria. Questa tendenza dell’Amministrazione a interpretare con rigore le condizioni agevolative emerge forse ancor più chiaramente in relazione alle donazioni di nuda proprietà di quote in società di persone. Secondo la risposta a interpello n. 116/2026, infatti, in caso di trasferimento della nuda proprietà di quote in società di persone, a dispetto del tenore letterale dell’art. 3 comma 4-ter, l’esenzione spetta al nudo proprietario, solo se acquisisce la titolarità piena di ogni potere gestorio nella società di persone. Ad avviso dell’Amministrazione, non è sufficiente l’impegno del nudo proprietario a mantenersi titolare delle quote per 5 anni (come affermato dalla Cass. n. 7619/2026), ma occorre che egli dimostri di avere effettivamente acquistato i poteri gestori. Questa impostazione, confermata anche nella Videoconferenza del 24 settembre 2026, sembra far riemergere, con l’ausilio dell’interpretazione sistematica, il richiamo alla ratio del beneficio che, anche in passato, ha giustificato la richiesta di presupposti non strettamente desumibili dalla lettera della norma.