Quasi tutte le principali banche centrali dei mercati sviluppati hanno mantenuto i tassi invariati questa settimana, ma hanno sottolineato la loro disponibilità ad agire per frenare l’inflazione nel caso in cui lo shock energetico causato dagli attacchi Usa-Israele all’Iran dovesse provocare una più ampia impennata dei prezzi. Questo ha condotto ad un rialzo di oltre 20 centesimi sul tratto breve della curva dei rendimenti con la parte a lungo che invece si increspa appena. Il timore di un balzo dell’inflazione (revisione cpi da parte della Bce al 2,6% nell’anno in corso contro la precedente stima di 1,9%) porta dunque ad un appiattimento verso l’alto delle curve. Il Bund 10 in settimana sale a 2,99% (+3), il 2 anni sale al 2,63% (+22); Irs 10 al 3,01% (+2), Irs 2 anni al 2,82% (+20). Il Btp 10 è al 3,84% (+6) e il 2 anni al 2,87% (+22). Il clima di incertezza sta penalizzando i periferici: lo spread Btp-Bund sui 10 anni è 86 bps. L’impatto della guerra sui tassi è significativo con la parte a breve che sale ben più del medio lungo. Sui Bund il rialzo complessivo è di circa 22 cent. sul 10 anni; ben 60 cent. sul 2 anni. L’Irs 10 (+25 cent.), il 2 anni (+65). L’Euribor 3 mesi era al 2% oggi è al 2,11%; il tasso Future Euribor per dicembre è passato da 2% a 2,86%, quello per dicembre 2027 da 2,18% a 2,69%. Il 10 anni americano sale di 25 cent. e il 2 anni 40. La Federal Reserve mantiene i tassi fermi nell’intervallo 3,50%-3,75%, ma il tono da falco del presidente spinge gli operatori a posticipare le aspettative di taglio dei tassi al 2027. L’ultimo taglio dei tassi da parte della Fed risale a dicembre. Prima della guerra, i mercati prevedevano due tagli dei tassi di 25 punti base per quest’anno, mentre ora non vedono quasi nessuna possibilità di una mossa. Sebbene la banca centrale più importante del mondo abbia mantenuto le sue precedenti proiezioni di un taglio nel 2026, prevede un’inflazione più elevata quest’anno rispetto al passato (vedi tabella fondo pagina con l’aggiornamento delle previsioni macro di Fed e Bce). Come atteso la Banca centrale europea ha lasciato i tassi di interesse invariati al 2%, una decisione presa all’unanimità, concentrandosi sui rischi di inflazione legati agli effetti del conflitto in Medio Oriente. Lo scenario base potrebbe diventare presto obsoleto se il prezzo del petrolio restasse sopra i 100 usd al barile. Lo scenario grave delineato da Francoforte prevede un picco del greggio a quasi 150 dollari il barile entro giugno con un’inflazione che rischia di balzare fino a 4,4% quest’anno e a 4,8% il prossimo. Sulla scia di queste indicazioni e soprattutto della netta revisione al rialzo per la cpi 2026 al 2,6% dall’1,9%, i mercati (tassi Future Euribor) danno certo un triplice aumento del depo dal 2% al 2,75%. PREVISIONI FED 2025 2026 2027 2028 PIL 1,7 (1,6) 2,4 (2,3) 2,3 (2,0) 2,1 (1,9) INFLAZIONE PCE 2,9 (3,0) 2,7 (2,4) 2,2 (2,1) 2,0 (2,0) PCE “CORE” 3,0 (3,1) 2,7 (2,5) 2,2 (2,1) 2,0 (2,0) DISOCCUPAZIONE 4,5 (4,5) 4,4 (4,4) 4,3 (4,2) 4,2 (4,2) FED FUND 3,6 (3,6) 3,4 (3,4) 3,1 (3,1) 3,1 (3,1) FF CENTRAL TENDENCY 3,6 - 3,9 (3,6 - 4,1) 2,9 - 3,6 (2,9 - 3,6) 2,9 - 3,6 (2,9 - 3,6) 2,9 - 3,6 (2,8 - 3,6) ( ) previsioni precedenti di DICEMBRE PREVISIONI BCE 2025 2026 2027 2028 PIL 1,5 (1,6) 0,9 (1,4) 1,3 (1,5) 1,4 INFLAZIONE 2,1 (2,1) 2,6 (1,9) 2 (1,8) 2,1 (2,0) INFLAZIONE CORE 2,4 (2,4) 2,3 (2,5) 2,2 (2,0) 2,1 (2,0) ( ) previsioni precedenti di DICEMBRE
21 marzo 2026
/ Stefano PIGNATELLI