Da un lato, il reddito medio che continua a crescere ad un ritmo abbastanza sostenuto; dall’altro, il calo degli iscritti, solo in minima parte controbilianciato dall’incoraggiante aumento del numero dei tirocinanti. Il Rapporto 2026, realizzato come di consueto dalla Fondazione nazionale dei commercialisti e diffuso ieri a margine dell’Assemblea dei Presidenti tenutasi a Roma, restituisce una fotografia in chiaroscuro della professione. I dati positivi riguardano, ancora una volta, il fronte dei redditi. Nel 2025 (anno d’imposta 2024) i commercialisti italiani hanno dichiarato mediamente 87.376 euro. La crescita in termini percentuali rispetto all’anno precedente (+ 8,3%) è stata più contenuta rispetto al 2024, quando si arrivò addirittura al + 10,1%, ma comunque significativa se confrontata col Pil e l’andamento globale dell’economia. Al netto dell’inflazione, la crescita reale è stata del 7,3%. Scomputando i dati, però, ci si trova di fronte all’ormai costante quadro di differenze marcate soprattutto dal punto di vista territoriale. Il Nord (114.261) si conferma l’area con i compensi più elevati, con una punta di 120.488 euro nel Nord-Ovest. Più contenuto il dato del Centro (83.544 euro), mentre il Sud si ferma a 48.975 euro. Quest’ultimo fa registrare un ritmo di crescita (+ 8,8%) leggermente superiore rispetto al Nord (8,2) e al Centro (7,4). Il reddito mediano si attesta a 48.420 (+5,5%). Nel Nord il dato sale a 62.407 euro, scende a 47.586 euro nel Centro, mentre al Sud si superano di poco i 30 mila euro. Anche in questo caso la crescita più sostenuta interessa il Mezzogiorno: +8,1% nel Sud, contro il 4,7% del Centro e il 3,4% del Nord. Il rapporto tra reddito mediano e reddito medio, inoltre, è più elevato nel Mezzogiorno (63,7%) rispetto al Nord (57,1%), segnale di una distribuzione dei redditi meno polarizzata pur su livelli medi significativamente inferiori. Ci sono poi differenze legate alle due componenti della categoria. Nel 2025 il reddito medio degli iscritti alla Cassa dei dottori commercialisti è aumentato del 9,3%, mentre quello degli iscritti alla Cassa ragionieri è salito del 4,1%. In ogni caso, dal 2008 (anno dell’unificazione degli albi) ad oggi, il reddito professionale medio è aumentato del 46%, mentre lo stesso espresso in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, è aumentato del 4,5%. Nello stesso periodo, il Pil nominale è aumentato del 34%, mentre il Pil reale del 2,4%. Le notizie negative, invece, arrivano sul fronte della demografia. Per il secondo anno consecutivo, il numero totale degli iscritti chiude con il segno meno, ma nel 2025 la decrescita è stata più marcata. A fronte di 1.494 nuove iscrizioni, l’albo ha perso 902 unità (- 0,8%), ciò vuol dire che ci sono state quasi 2.400 cancellazioni. Tale dinamica non ha risparmiato nessun territorio, anche se al Sud (- 1,3%) è decisamente più marcata rispetto al Nord. Nonostante ciò, il trend di lungo periodo rimane positivo: in diciotto anni, gli iscritti all’Albo sono aumentati di 11.551 unità, +10,7% sul 2007. Nello stesso periodo, la popolazione italiana è aumentata dello 0,74%, mentre le imprese attive sono diminuite del 2,71%. Ciò ha determinato un calo significativo del rapporto tra la popolazione e gli iscritti, passato in quindici anni da 555 a 496 e del rapporto tra le imprese attive e gli iscritti che nello stesso periodo è passato da 48 a 42. Costante la presenza femminile (34%) con picchi vicini al 38% al Nord e una punta del 42% in Emilia Romagna. Al Sud la quota scende al 30,4%, con la Campania (26,3%) che fa registrare il valore più basso. Quanto ai giovani, invece, la percentuale totale è in diminuzione: gli under 40 passano dal 16,5% del 2024 al 15,8 del 2025. Anche in questo caso, al Nord si registrano livelli più elevati (19,4%) rispetto al Sud (12,1%). A controbilanciare, almeno in parte, i dati relativi alla demografia complessiva, l’inversione di tendenza degli iscritti al registro dei praticanti. Per la prima volta dopo anni di numeri negativi, infatti, i tirocinanti tornano a crescere: nel 2025 l’incremento è stato del 4,2%, portando a circa 11.500 il numero totale degli iscritti al registro. Un dato, quest’ultimo, che il Presidente del CNDCEC, Elbano de Nuccio, considera “particolarmente significativo”, perché rappresenta “un segnale di fiducia nel futuro della professione. Pur in presenza di un mercato del lavoro profondamente cambiato, i commercialisti continuano a dimostrare una capacità di tenuta superiore rispetto ad altre professioni ordinistiche e restano un punto di riferimento essenziale per la competitività delle imprese e per il corretto funzionamento del sistema economico”.
17 luglio 2026
/ Savino GALLO