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Venerdì, 24 novembre 2017 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

Caro Babbo Natale, ti facciamo quattro piccole richieste

Sabato, 24 dicembre 2016

Caro Babbo Natale,
se chiedessi a un commercialista italiano quali regali vorrebbe probabilmente riceveresti una lista lunghissima. Ma curiosamente scopriresti che quella lista conterrà pochissime richieste “in proprio” e molte richieste “per conto terzi”. Te lo rivelo in un orecchio, ma puoi verificarlo constatando come il primo annunciato sciopero dei commercialisti italiani si fondi proprio su una richiesta che riguarda non loro direttamente (anzi, tutto sommato economicamente li danneggia), ma i loro clienti.

Penso di ben interpretare le idee dei colleghi facendoti queste piccole richieste, che ti appariranno bagatellari e che quindi sono certo non farai fatica a esaudire:
- dacci una certezza normativa su come si debba applicare l’imposta di registro quando si cede la maggioranza o la totalità delle partecipazioni sociali, anche a seguito di conferimento. Sì, lo so, già la legge appare chiara (imposta fissa) e appare anche a prova di elusione (è l’unico caso in cui si dice positivamente che l’operazione non è elusiva). Ma evidentemente non basta e noi vorremmo sapere cosa dire ai nostri clienti sulle operazioni future, senza che da una parte ci attacchi il Fisco (con potenziali accuse di organizzare evasioni fiscali in serie, rischiando così la galera) e dall’altra i clienti (“ci avete detto di pagare il 3% ma non era giusto”);

- dacci il rispetto dei tempi di legge. Non solo di quelli a carico nostro (invii dichiarazioni dei clienti, deposito bilanci, ecc.) e dei clienti, ma anche di quelli a loro favore (rimborsi crediti d’imposta). Il tema è divenuto ancor più impellente del passato, da quando questo strano gioco delle fatture a se stessi è esploso, moltiplicando le posizioni creditorie;

- dacci l’applicazione costante del principio della prevalenza della sostanza sulla forma. Specie in tema di IVA, ma non solo, sembra che la sostanza debba essere applicata se comporta un aggravio per il contribuente, mentre invece non conti nulla quando comporta un mancato aggravio (vedi ad esempio l’indetraibilità dell’IVA erroneamente addebitata dal fornitore – che pure l’ha versata all’Erario – o la deducibilità dei compensi degli amministratori, appesi tra obblighi di forma e di “ipersostanza”);

ma, soprattutto,

- dacci un’Amministrazione finanziaria che applichi a se stessa esattamente quel che richiede faccia il contribuente: interpretare le norme non secondo la convenienza delle tasche, ma secondo una lettura il più imparziale possibile.

Quest’ultimo regalo dovrebbe essere il più semplice da realizzare, visto che già noi umani lo abbiamo fissato nella Costituzione (art. 97). Ma purtroppo la richiesta di imparzialità sembra disattesa. Di solito molto velatamente. Ma ultimamente in modo chiaro e diretto.

Pensa, caro Babbo, che addirittura in una risposta a un’interrogazione parlamentare in cui si chiedeva quale aliquota di ammortamento applicare agli impianti eolici, si è risposto che “Ne consegue, allora, che l’eventuale riconoscimento [SIC!] di un’aliquota «indifferenziata» del 9 per cento comporterebbe effetti negativi di gettito, sia per la circostanza che l’aliquota di ammortamento viene in alcuni casi incrementata, sia per il fatto che tutti i nuovi impianti fotovoltaici beneficerebbero del c.d. super ammortamento”.
Per giunta, si è pure detto che “Tenuto conto delle numerose criticità connesse alla questione prospettata dagli interroganti, la ristrettezza dei tempi non consente agli Uffici una valutazione ponderata della problematica stessa” – affermazione che ci dà la misura della schizofrenia temporale di cui si accennava: scadenze tassative per i contribuenti (che non possono rinviare il pagamento dell’imposta adducendo la scusa che la questione è incerta e i tempi ristretti) e termini comodi per lo stato.

Se tanto ci dà tanto, ora capiamo la ragione ultima di tante interpretazioni che sconcertano colleghi e dottrina: l’applicazione della norma a cura dello Stato deve tener conto delle esigenze di gettito.
Dimenticandosi che per lo Stato aggiustare il gettito è la cosa più semplice del mondo: basta variare l’aliquota, senza piegare la norma.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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