ANC: «No alle equiparazioni tra revisori e commercialisti»
Deposito dei bilanci, visti di conformità, contenzioso tributario e crisi d’impresa “non possono essere considerate un insieme indistinto di servizi non-audit da estendere automaticamente sulla base della sola iscrizione al Registro dei revisori legali”. È quanto sostiene l’Associazione nazionale commercialisti, intervenendo nel dibattito sulla riforma degli ordinamenti professionali, dopo le richieste avanzate dall’Unione nazionale revisori legali.
“Essere iscritti nel Registro dei revisori legali non può equivalere a essere iscritti a un Ordine professionale dell’area economico-giuridica”, spiega tramite una nota stampa diffusa ieri il Presidente Marco Cuchel. Secondo l’Associazione, non può esserci un automatismo tra il fatto che determinate materie siano oggetto dell’esame di abilitazione alla revisione legale e il diritto all’esercizio di tutte le attività professionali che quelle materie comprendono, “così come non è sufficiente il richiamo alla natura pubblicistica delle funzioni esercitate dal revisore, poiché essa attiene alle funzioni svolte e non alla figura professionale in sé”.
Allo stesso modo, il test di proporzionalità previsto dal DLgs. n. 142/2020, evidenzia l’Associazione, non determina un’equivalenza tra differenti abilitazioni professionali, né comporta che ogni differenza di disciplina costituisca una restrizione illegittima. “Non vogliamo difendere un recinto – aggiunge Cuchel – ma chiediamo coerenza tra formazione, abilitazione, responsabilità e competenze”. Il tema, dunque, è “stabilire quale abilitazione e quale sistema di responsabilità debbano accompagnare l’esercizio di funzioni particolarmente delicate per imprese, contribuenti e mercato”.
“Non riteniamo accettabile – conclude Cuchel – che nell’ambito della riforma degli ordinamenti professionali si utilizzi lo strumento degli emendamenti per introdurre equivalenze sostanziali tra il Registro dei revisori Legali e l’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili”.
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