I tassi interbancari scendono grazie al calo dei rendimenti tedeschi
Qualche scricchiolio sulla crescita finora resistente viene evidenziata dagli indici Pmi flash Ue
I rendimenti italiani sono saliti assieme a quelli francesi, con lo spread Btp-Bund che ha allargato in settimana a 127 bps (+22 centesimi). I Bund si sono, parallelamente, giovati di acquisti “rifugio”, con il 10 anni che scende al 3,31% (-9 cent.). Gli operatori continuano a guardare con grande preoccupazione a Parigi, mentre sul sentiment pesano i timori per la fragile situazione delle finanze pubbliche e il perdurare delle proteste di piazza.
Il tasso dell’Oat a 10 anni si è mantenuto sopra alla soglia psicologica del 5% con un picco a 5,14%, livello più elevato dal 2002; il differenziale con la Germania si è spinto fino a 177 bps – sui massimi da 15 anni, ai tempi della crisi del debito – e i Cds a 5 anni sono saliti oltre i 100 pb per la prima volta dal 2012 (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
La domanda centrale per gli investitori è se la Bce interverrà sul mercato; probabilmente sarebbe necessario un significativo peggioramento delle dinamiche di contagio nell’area euro tale da impedire il corretto funzionamento della trasmissione della politica monetaria. In questo delicato contesto, l’atteso declassamento del rating della Francia da parte Moody’s non è avvenuto. L’agenzia statunitense è l’unica tra le grandi agenzie di rating a mantenere Parigi nella fascia della “doppia A” - Aa3, ma con outlook negativo.
Intanto i prezzi del petrolio continuano a salire mentre gli attacchi degli Houthi in Arabia Saudita alimentano i timori di ulteriori interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente. Il futures sul Brent viaggia in rialzo a 114 dollari il barile.
I tassi Irs beneficiano indirettamente del calo dei Bund a cui sono strettamente connessi: in calo di 2-5 centesimi il 5 e 10 anni rispettivamente al 3,40% e 3,45%. Stabile il tratto 2-3 anni in area 3,40%.
Qualche scricchiolio sulla crescita finora assai resistente viene evidenziata dagli indici Pmi flash Ue. A ottobre la crescita del settore privato ha registrato il ritmo più lento degli ultimi quattro mesi, a causa dell’aumento dei costi dell’energia e di una nuova contrazione in Francia, in un contesto caratterizzato da pressioni politiche e finanziarie. L’indice Pmi composito è sceso a 51,9 a ottobre dal 53,1 di settembre, il valore più basso da giugno e inferiore a tutte le previsioni che indicava un lieve calo a 52,7. Un valore superiore a 50 indica una crescita dell’attività. I costi dei fattori di produzione hanno accelerato per il secondo mese consecutivo, a causa dell’aumento dei costi di energia, carburanti e trasporti. Ciononostante, le imprese hanno aumentato i prezzi di vendita a un ritmo più lento rispetto a settembre, il che suggerisce una certa compressione dei margini.
I nuovi ordini — un indicatore chiave della domanda — sono cresciuti al ritmo più lento da quattro mesi, con guadagni solo modesti sia nel settore manifatturiero, sia nei servizi. I nuovi ordini dall’estero sono aumentati per il terzo mese consecutivo, un segnale incoraggiante dopo quasi quattro anni e mezzo di cali mensili ininterrotti. Il Pmi preliminare dei servizi è sceso al minimo degli ultimi due mesi. L’indice della produzione manifatturiera, che confluisce nel dato composito, è sceso al minimo di quattro mesi.
Le assunzioni si sono quasi fermate, con l’occupazione che è cresciuta di pochissimo dopo i lievi incrementi dei due mesi precedenti. La creazione di posti di lavoro nel settore dei servizi ha toccato il minimo di cinque mesi, mentre l’occupazione nel settore manifatturiero ha registrato un leggero calo dopo due mesi di miglioramento.
Dopo questi dati si consolida l’aspettativa per una Bce ferma alla riunione di giovedì prossimo (29 ottobre).
I rendimenti dei Treasuries sono scesi, mentre le borse hanno registrato forti ribassi a causa del riemergere dei timori sulla sostenibilità delle prospettive dell’IA, aumentando l’attrattiva dei titoli di Stato come beni rifugio. Il Bond Usa 10 anni scende al 4,97% (-10 cent.).
Nonostante dati recenti continuino a indicare un aumento delle pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti, i tassi Future Fed Fund hanno ormai quasi del tutto escluso un rialzo dei tassi da parte della Fed alla riunione della prossima settimana (27-28 ottobre).
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