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Giovedì, 4 marzo 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Segreto professionale da tutelare per le comunicazioni DAC 6

Mercoledì, 10 febbraio 2021

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Spettabile Redazione,
in presenza di ordinamenti giuridici che tutelano il segreto professionale degli intermediari interessati, la Direttiva DAC 6 prevede che lo Stato membro possa esonerare l’intermediario dall’obbligo di segnalazione, che viene di conseguenza traslato sul contribuente.

Ci risulta che molti Stati membri, tra i quali Germania, Austria, Estonia, Francia, Lussemburgo, Finlandia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia, Paesi Bassi, Croazia, Svezia e Portogallo, si sono avvalsi di tale facoltà.
In particolare la Germania ha previsto che l’intermediario effettui una segnalazione anonima con la descrizione dell’operazione in cui si è imbattuto, mentre il contribuente è obbligato alla segnalazione completa.

L’Italia non ha ritenuto di seguire lo stesso percorso.
Più esattamente l’art. 4 esonera l’intermediario nel solo ambito dell’esame della posizione giuridica o nell’espletamento dei compiti di difesa (esonero inutile, giacché le comunicazioni riguardano solo il caso dell’intermediario “parte attiva” a vario titolo nell’operazione scrutinata) ovvero ancora quando dalla segnalazione possa emergere una propria responsabilità penale.

Ciò significa, evidentemente, che l’esonero non si applica nel caso dalla segnalazione possa emergere una responsabilità penale a carico del proprio cliente.

A parte le considerazioni che potrebbero essere intese come corporativiste, ritengo questa scelta non solo sbagliata, ma persino controproducente.
Se infatti l’operazione in questione fosse veramente “losca”, l’intermediario avrebbe il diritto di non segnalare nulla in quanto coinvolto e a quel punto nemmeno il cliente vi sarebbe tenuto.

In tale contesto è facile immaginare che laddove il contribuente volesse comunque eludere la segnalazione, ben sapendo di mettere in opera un’operazione quantomeno elusiva, avrebbe lo stimolo a servirsi di consulenti specializzati ma operanti in zone non soggette alla direttiva (Svizzera? Regno Unito?) ovvero che sono soggetti ma con l’esonero per il segreto professionale (uno qualsiasi dei Paesi di cui sopra).
Circostanza che in verità è quasi scontata, visto che le operazioni da segnalare sono transfrontaliere per definizione, e molto probabilmente necessitano comunque dell’assistenza di professionisti operanti in quei paesi.

Ci chiediamo quindi se non sia preferibile scoraggiare i contribuenti dall’avvalersi con fiducia dei professionisti italiani, che in fin dei conti sono il primo vero baluardo contro l’illegalità.
Traslando l’obbligo sul contribuente e obbligando l’intermediario a informare il contribuente che ha l’obbligo di effettuare la segnalazione, si scoraggia il contribuente stesso dall’effettuare l’operazione, o comunque lo si mette di fronte – e per iscritto – alle sue responsabilità.

Ma al di là di queste osservazioni di opportunità, segnalo che una recente sentenza della Suprema Corte (n. 34020/2020) in materia di segreto professionale richiama l’importanza del segreto professionale, che viene definito un vero e proprio dovere non solo deontologico per il professionista e un baluardo a tutela dell’interesse pubblico.
Si legge testualmente (punto 5.3): “Per i professionisti appartenenti a determinati ordini professionali (quali avvocati, dottori commercialisti, consulenti del lavoro, notai) è prevista la rigorosa osservanza del segreto professionale ed il massimo riserbo sui fatti e sulle circostanze apprese nello svolgimento della propria attività professionale.
La violazione del segreto professionale costituire illecito disciplinare, ma la sua tutela è assicurata soprattutto dalla Legge penale (art. 622 c.p.). La ratio della norma si rinviene nell’esigenza di salvaguardia dei rapporti intimi professionali
determinati da necessità o quasi necessità, nonché nell’interesse pubblico a che il professionista preservi la segretezza dei fatti di cui venga a conoscenza nell’esercizio del ruolo ricoperto, in tal modo garantendo la tutela della libertà e della sicurezza dei rapporti professionali”.

Suggerirei di adottare quantomeno il modello tedesco, senza attendere che la questione venga risolta dopo vent’anni da una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite o dalla Corte Costituzionale.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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