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Giovedì, 28 ottobre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Solo ridimensionando il CNDCEC si ridarà dignità alla professione

Venerdì, 1 ottobre 2021

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Gentile Redazione,
la lecita ondata di sdegno, frustrazione e disperazione, che ha pervaso molti colleghi, all’indomani dell’ennesimo “ripassa dal via” delle nostre elezioni, è eclatante, almeno quanto il silenzio compiaciuto di altri.
Le istanze si susseguono, più o meno formali: fermare gli stati generali, radunarsi in piazza, smuovere questa categoria, che è allo stesso tempo utile al paese e tossica per sé stessa.
Istanze, che, tuttavia, si fermano al sintomo.

L’attuale sistema ordinistico non ha garantito il prestigio della professione; lo ha corroso. Qui il male.

Quando esiste un disagio, una sofferenza è inutile concentrarsi sui sintomi. Invece di ricorrere ai social, proviamo ad interrogarci: cosa ci ha portato sin qui? Perché? E come ne usciamo?

Ci siamo concentrati, agenda e decreti alla mano, sulla data utile per le future (dire “prossime” sarebbe azzardato) elezioni. Momento topico della professione, di massima espressione partecipativa, senza dubbio, ma tristemente utilizzato per altri fini.

A ben guardare, infatti, quella a cui stiamo assistendo non è una competizione, che contrappone schieramenti diversi, ma una serie di duelli, uomo contro uomo, piccole rivincite e misere vendette, consumate a danno di tutti.

Non una parola abbiamo ascoltato, a supporto degli opposti fronti nazionali, su posizioni programmatiche e progettuali per la professione. Si pone solo la scelta fra “questo” e “quello”. Ci si prefigge, neanche troppo velatamente, di promettere e garantire a sé ed ai propri amici (pro tempore) un posto al sole, ahinoi, spesso lautamente remunerato.

Da questa guerra non potremo uscirne, però, con la tecnica della porta girevole, che consente a chi ieri era al governo del CN a rientrare nel suo collegio per poi ritornare al CN, magari con un giro in qualche “organo di supporto”, come fondazione o SAF.
Non se ne esce nemmeno portando avanti questa governance, che non è stata in grado di arginare questo stallo, e neppure operando pseudo rinnovi, repertorio di una compagnia di giro, che, vecchia o nuova che si mostri, si ripropone con metodi antichissimi.

La conclusione non può che essere brutale: solo ridimensionando drasticamente e riconducendo al dettato normativo le funzioni, le risorse economiche e soprattutto il ruolo, di cui il Consiglio Nazionale in primis, ed il sistema ordinistico in generale, si è appropriato nel tempo, si potrà, paradossalmente, riconsegnare dignità alla professione.

È il momento della responsabilità e della concretezza: battere i pugni sul tavolo, generalmente, produce un gran rumore, ma lo sente soprattutto il proprietario dei pugni.


Andrea Ferrari
Presidente AIDC

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