Il tempo come misura della propria ricchezza interiore
Non possiamo aumentare il nostro tempo, ma possiamo aumentare il suo valore
C’è una frase che sentiamo spesso ripetere: “il tempo è denaro”.
Forse è però arrivato il momento di rovesciare il paradigma e domandarci se il tempo non sia, piuttosto, la vera misura della nostra ricchezza interiore. In un’epoca in cui tutto corre e si misura in termini di produttività, l’idea di considerare il tempo come una risorsa non rinnovabile ci costringe a una riflessione profonda sul come lo stiamo utilizzando e soprattutto se stiamo vivendo pienamente la nostra vita.
Spesso ci comportiamo come se il tempo fosse una risorsa infinita, da sacrificare sull’altare della produttività o da regalare agli altri senza pensarci troppo. Invece la consapevolezza del tempo è il primo passo per rimetterci al centro. Se ogni giorno ha 24 ore, ogni ora 60 minuti e ogni minuto 60 secondi, è evidente che non possiamo aumentare il tempo a nostra disposizione, ma possiamo scegliere come impiegarlo. E questa scelta ci definisce molto più di quanto crediamo.
La gestione del tempo, nella sua essenza più autentica, non è solo un esercizio di efficienza, ma è un atto di autovalutazione, un modo per riconoscere il nostro valore. Quando dedichiamo il nostro tempo ad attività che non ci appartengono, che non ci nutrono, che non ci fanno crescere, stiamo in realtà svalutando noi stessi. Sprecando il tempo stiamo inconsapevolmente dicendo che noi non contiamo abbastanza da meritare un tempo migliore.
Prendersi del tempo per sé sembra un lusso, quando invece è un diritto. È anche un dovere: verso di noi, verso le persone che ci sono care, verso il nostro lavoro. Fermarsi non è tempo perso, è un investimento perché significa guardarsi dentro, fare ordine, scegliere consapevolmente dove e come spendere le proprie energie.
Non è una questione di produttività, ma di significato. Dare significato al tempo è dare significato alla nostra presenza, al nostro essere nel mondo. È un esercizio che richiede lucidità, onestà e talvolta anche coraggio, perché significa dire dei no, rivedere le priorità, uscire da dinamiche di abitudine o compiacimento.
È vero che esistono strumenti e metodi per organizzare meglio il nostro tempo. Il punto non è ottimizzare ogni minuto né essere sempre performanti, ma scegliere consapevolmente. Perché ciò che davvero ci arricchisce – come persone, prima ancora che come professionisti – è la qualità del tempo vissuto, non la quantità di attività portate a termine.
Il tempo ha un valore economico, ma ha anche un valore affettivo, relazionale, esistenziale. Ci sono momenti che valgono molto di più di quanto potremmo guadagnare nello stesso tempo e che, se persi, non tornano più.
In un momento storico in cui molte persone stanno ripensando il proprio rapporto con il lavoro, con la fatica, con la carriera, torna con forza il bisogno di recuperare uno spazio-tempo che sia autenticamente nostro. La vera ricchezza, allora, non è nel conto corrente, ma nel tempo che ci concediamo: tempo per stare, per ascoltare, per apprendere, per rallentare, per guardare.
Tempo per vivere.
In definitiva, non possiamo aumentare il nostro tempo, ma possiamo aumentare il suo valore. E questo – oggi più che mai – è il gesto più rivoluzionario e generativo che possiamo compiere verso noi stessi, è la nostra ricchezza.
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