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Sabato, 21 febbraio 2026 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Su giudizio tributario e bonus edilizi è necessario un presidio tecnico elevato

Sabato, 21 febbraio 2026

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Gentile Redazione,
scrivo come dottore commercialista di Roma, a margine di due udienze celebrate dinanzi alla Corte di Giustizia tributaria di primo grado di Viterbo in materia di bonus edilizi.
Le controversie riguardavano interventi riconducibili alla stagione del superbonus e delle opzioni alternative – sconto in fattura e cessione del credito – strumenti che hanno inciso profondamente sull’economia reale e sull’operatività quotidiana di imprese, professionisti e contribuenti.

Quella stagione normativa, come noto, è stata caratterizzata da un susseguirsi serrato di interventi legislativi: modifiche, restrizioni, blocchi delle opzioni, ridefinizioni soggettive e oggettive dell’ambito applicativo. Molti operatori hanno agito in un contesto in continua evoluzione, cercando di conformare condotte e scelte operative a un quadro regolatorio che cambiava nel tempo, talvolta in modo repentino.

Oggi, tuttavia, il piano si è spostato nelle aule di giustizia. E nelle aule di giustizia non si valutano le tensioni politiche o le ricostruzioni mediatiche, ma i fatti, i documenti, le norme vigenti al momento delle condotte.
Ritengo essenziale che il giudizio tributario resti ancorato a questo perimetro: elementi oggettivi, riscontri documentali, ricostruzioni tecnicamente dimostrabili. È pericoloso, per il sistema, che contestazioni di particolare gravità si fondino su ricostruzioni suggestive o su presunte “operazioni artefatte” evocate in termini generici, senza un rigoroso supporto probatorio.

La materia tributaria non è terreno di scontro ideologico. È un bene comune.
Le decisioni che si stanno formando in questo ambito non incidono solo sul singolo contribuente o sulla singola impresa, ma contribuiscono a delineare orientamenti giurisprudenziali destinati ad avere effetti sull’intero sistema.
Proprio per questo, è necessario un presidio tecnico elevato da parte dei professionisti: chiarezza espositiva, completezza documentale, ricostruzione puntuale del quadro normativo applicabile ratione temporis. Allo stesso modo, è auspicabile che il confronto processuale mantenga un livello di rigore e sobrietà adeguato alla delicatezza della fase storica.

Il rischio, altrimenti, è duplice: da un lato, generare precedenti giurisprudenziali eccessivamente estensivi in senso sfavorevole; dall’altro, compromettere la certezza del diritto in un settore che ha già conosciuto una significativa instabilità normativa.

Siamo, a mio avviso, in un momento di passaggio. Da queste decisioni può nascere un quadro interpretativo più chiaro e coerente. Oppure possono consolidarsi orientamenti che, nel tentativo di reprimere eventuali abusi, finiscano per incidere anche su condotte correttamente impostate alla luce della normativa vigente al tempo dei fatti.

Spetta anche a noi professionisti contribuire, con senso di responsabilità istituzionale, a orientare questo percorso verso soluzioni giuridicamente solide e sistemicamente equilibrate.


Vincenzo Castellano
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma

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