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Giovedì, 18 aprile 2019 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Classamento sempre da motivare dettagliatamente

Il Comune non può effettuare autonomamente l’operazione, che è riservata all’Agenzia delle Entrate-Territorio

/ Antonio PICCOLO

Martedì, 16 aprile 2019

La Cassazione, con le ordinanze gemelle n. 7732/2019 e n. 7733/2019, ha riaffermato, nel solco del proprio consolidato insegnamento, da un lato che in materia catastale l’obbligo della motivazione non può ritenersi soddisfatto mediante la semplice indicazione dei dati e del classamento attribuito (categoria, rendita) al fabbricato oggetto di accertamento; dall’altro che il Comune non può autonomamente effettuare alcun classamento, trattandosi di operazione riservata esclusivamente all’Agenzia delle Entrate-Territorio.

La controversia è sorta per due avvisi di accertamento di revisione del classamento, con i quali il Comune impositore competente ha confermato la pretesa relativa all’ICI per le annualità 2001 e 2002. Con tali avvisi l’ente locale ha autonomamente rettificato, nella zona del porto commerciale di Gioia Tauro, una palazzina e delle aree scoperte, classificate rispettivamente nelle categorie B/4 (Uffici pubblici) ed E/1 (Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei), attribuendo loro la diversa e unica categoria D/7 (Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni) con rendita determinata sulla base di quelle previste per gli immobili similari (rendita c.d. “presunta”) senza peraltro indicarli.

Lo stesso ente locale, a seguito dell’autonoma operazione di classamento, ha poi chiesto al competente ufficio provinciale del Territorio di definire la rendita catastale. Dopo gli alterni giudizi delle Commissioni tributarie, la società contribuente ha denunciato dinanzi alla Suprema Corte la violazione e la falsa applicazione dell’art. 7, comma 1 della L. n. 212/2000 e dell’art. 1, comma 162, della L. n. 296/2006, non essendo stato indicato negli atti impositivi né i “presupposti di fatto” né le “ragioni giuridiche” che li hanno determinati.

Infatti, agli avvisi di accertamento è stata allegata una lettera, redatta nel corso del 2004 (quindi posteriore agli anni di imposta), con la quale il dirigente dell’ufficio tributario comunale ha richiesto all’ufficio provinciale del Territorio una verifica di beni immobili, ai sensi del comma 58 dell’art. 3 della L. n. 662/1996, affermando che il fabbricato e l’area portuale dovrebbero costituire un unico compendio funzionalmente da classificare nella categoria D/7, con i conseguenti effetti fiscali locali (ICI).

I giudici di legittimità hanno accolto i ricorsi perché fondati e muovendo dal proprio consolidato orientamento, hanno ulteriormente ribadito che l’avviso di accertamento non può limitarsi a contenere l’indicazione della consistenza, della categoria e della classe attribuita dall’ufficio (peraltro non del catasto, ma del Comune), ma deve anche specificare in modo chiaro, a pena di nullità dell’avviso stesso, a quale presupposto la modifica debba essere associata (fra tante, ordinanze n. 3394/2014 e n. 4223/2015).

Pertanto – si aggiunge – anche se l’avviso di accertamento rappresenta una provocatio ad opponendum, è comunque necessario che l’atto impositivo enunci il criterio astratto in base al quale ha determinato il maggiore valore, con le eventuali specificazioni e illustrazioni concrete richieste dalle peculiarità della fattispecie.

L’atto impositivo deve enunciare il criterio astratto

La Suprema Corte, inoltre, ha riaffermato che il Comune non poteva autonomamente dare luogo a un diverso classamento che, invece, competeva esclusivamente all’ufficio provinciale del Territorio (cfr., per tutte, sentenza n. 19872/2012 e ordinanza n. 4222/2019). Si ricorda infine che, sia pure con riferimento alla questione delle microzone comunali (art. 1, comma 335, della L. 311/2004), le Sezioni Unite della hanno già affermato, richiamando la sentenza n. 249/2017 della Corte costituzionale, che l’Agenzia è tenuta a specificare se il mutamento sia dovuto a una risistemazione dei parametri relativi alla microzona nella quale si colloca l’unità immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano (Cass. SS.UU. n. 7665/2016). Sicché, secondo i giudici di legittimità, appare evidente l’onere in capo all’Amministrazione di emanare un atto di classamento specifico e dettagliato (fra le ultime, ordinanza n. 9049/2019).

L’ultima osservazione è di natura tecnica e consiste nel rimarcare che, in ogni caso, i fabbricati a destinazione speciale, classificati nel gruppo catastale D, sono valutati, con determinazione della relativa rendita, con stima diretta e solitamente sulla base del costo di costruzione (Agenzia del Territorio, circolare n. 6/2012; Corte di Cassazione, per tutte, ordinanza n. 2002/2019).

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