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PROFESSIONI

Commercialisti: «Riforma occasione per modernizzare la professione»

La Commissione Giustizia della Camera ha sentito in audizione Consiglio nazionale, Cassa dottori e Unione giovani sul disegno di legge delega

/ Savino GALLO

Giovedì, 29 gennaio 2026

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La riforma della legge ordinamentale dei commercialisti va realizzata “tenendo al centro la professione, tutelando le nostre prerogative professionali e scongiurando la creazione e la proliferazione di nuovi albi ed elenchi professionali”. È questo uno dei passaggi dell’audizione del Presidente del CNDCEC, Elbano de Nuccio, presso la Commissione Giustizia della Camera, che ieri ha sentito sul disegno di legge delega anche il Presidente della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti, Ferdinando Boccia, e il Presidente dell’Unione Giovani, Francesco Cataldi.

“Il ruolo e la formazione dei commercialisti – ha spiegato de Nuccio – vanno tutelati nel mercato delle prestazioni professionali non tanto nell’interesse dei nostri 120 mila iscritti, ma soprattutto nell’interesse dei cittadini di questo Paese, che devono sapere che i professionisti iscritti all’albo sono portatori di competenze tecniche specifiche poste a garanzia della qualità del servizio”.

In questo senso, va definita una linea di demarcazione netta tra gli iscritti all’albo e chi, invece, fa parte delle professioni non regolamentate di cui alla legge n. 4/2013: “Mi fa molto piacere – ha spiegato de Nuccio in proposito – che sia stato richiamato all’interno dello schema di disegno di legge il principio, sancito dalla Corte Costituzionale ma anche dalla Cassazione, che nessuna equiparazione è praticabile tra professionisti appartenenti al sistema ordinistico e coloro che non sono organizzati in Ordini o Collegi”. Procedere a una “corretta perimetrazione” delle attività della professione permette ai cittadini di “capire bene chi fa che cosa e quali sono i perimetri delle competenze” dell’uno rispetto all’altro.

Secondo il numero uno dei commercialisti italiani, la riforma deve fornire l’occasione anche per “favorire nuovi modelli organizzativi, dotando la categoria di nuovi strumenti per l’esercizio collettivo della professione”, “valorizzare e rafforzare il ruolo degli Ordini territoriali”, che rappresentano dei “presidi di prossimità nelle realtà locali”, e “ridurre dei tempi di accesso alla professione”, facendo svolgere tutto il periodo di tirocinio durante il percorso universitario.

Il tutto senza dimenticare l’importanza del riconoscimento delle specializzazioni, che “non sono un fattore critico di successo dei commercialisti, ma un fattore di sopravvivenza della professione, lo strumento grazie al quale la professione potrà supportare al meglio il sistema economico nazionale”.

Si è detto favorevole all’anticipazione del tirocinio anche il Presidente della CDC Boccia che, nel suo intervento, si soffermato soprattutto sul tema delle incompatibilità. “È importante – ha spiegato – che la nuova disciplina mantenga i presidi necessari per consentire alla Cassa e agli Ordini di continuare a fare le verifiche (nel 2025 il 99,6% degli iscritti è risultato in regola a fronte del 98,8% del 2017, ndr) delle assenza delle condizioni di incompatibilità per quelle attività che potrebbero generare fenomeni di elusione contributiva”.

Nello specifico, la Cassa chiede che ci sia una “inequivocabile regolamentazione sull’utilizzo delle società di servizi”. Chiarimento doveroso considerando il “diverso inquadramento previdenziale” delle attività svolte per il tramite di tali tipologie di società, che produce “mancato assoggettamento dei redditi alla contribuzione soggettiva e dei corrispettivi alla contribuzione integrativa”, con “effetti negativi importanti, come la riduzione dei flussi finanziari e prospettici delle Casse di previdenza, minore adeguatezza delle prestazioni e minori risorse destinabili al welfare”.

Secondo il Presidente dell’Unione Cataldi, invece, la priorità è innanzitutto “riordinare in modo chiaro le attività esercitabili dai dottori commercialisti e dagli esperti contabili, anche al fine di definire le prestazioni riservate ai professionisti iscritti all’Ordine e, conseguentemente, non espletabili da soggetti non ordinistici”.

Ribadita la necessità di introdurre delle “quote generazionali” all’interno degli organi di rappresentanza di categoria, così come oggi avviene per le quote di genere, il Presidente dell’Unione ha condiviso l’esigenza di una disciplina più definita delle specializzazioni, in linea con l’evoluzione della professione, e l’opportunità di anticipare il tirocinio, per “favorire un più tempestivo ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e una maggiore integrazione tra percorso accademico e pratica professionale”.

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