Dall’Unione Giovani proposte concrete per contrastare le contraddizioni del forfetario
Egregio Direttore,
l’intervento del collega Camilotti (si veda “Il forfetario e il paradosso delle aggregazioni professionali”) e i recenti rumors sulla futura legge di bilancio, che potrebbe prevedere l’innalzamento della soglia di fatturato da 85.000 a 100.000 euro per gli aderenti al regime forfetario, sono l’occasione per ricordare come sul tema l’UNGDCEC sia, da tempo, parte attiva tanto da aver già depositato una proposta di legge, anziché limitarsi a proclami propagandistici.
I delegati di Giunta, la commissione fiscalità e la Fondazione Centro Studi hanno infatti iniziato a lavorare sul tema poco dopo il loro insediamento nell’autunno 2023, strutturando una proposta poi portata all’attenzione della politica. Gli evidenti limiti che tale regime pone alle aggregazioni professionali sono stati poi confermati da un sondaggio condotto dall’Unione tra i propri iscritti. I risultati del campione (il 65,3% ha un’età inferiore ai 43 anni, di cui il 6,6% sotto i 30 anni) evidenziano che l’80,1% dei colleghi esercita l’attività in forma individuale e che, di questi, ben il 67,8% aderisce al forfetario. Per il 42% la scelta di esercitare in forma individuale è condizionata dal regime agevolato e l’86,3% ha dichiarato che, se fosse prevista una flat tax anche per il reddito di partecipazione a piccole associazioni, valuterebbe l’ipotesi di aggregarsi, anche alla luce della consapevolezza che l’aggregazione sia uno strumento di crescita professionale capace di assicurare maggiore sviluppo e migliore qualità del lavoro.
Del resto, che l’aggregazione rappresenti una leva di crescita non è un convincimento isolato dell’Unione, ma un’evidenza ormai acquisita dall’intera categoria. È stato documentato che oltre la metà dei commercialisti (il 51,6%) eserciti la professione in forma aggregata, quota in costante aumento rispetto al 2018; lo stesso Consiglio nazionale, nel documento “L’effetto moltiplicatore delle aggregazioni professionali dei Commercialisti” (24 novembre 2023), ha dimostrato come gli studi strutturati generino fatturati sensibilmente superiori a quelli dei professionisti individuali. Alla luce di ciò, appare ancora più evidente il paradosso di una flat tax riconosciuta ai soli professionisti individuali fino a 85.000 euro, che finisce per “premiare chi resta piccolo” e per frenare le aggregazioni.
La proposta dell’Unione interviene sulla tassazione dei professionisti associati, ma non ne prevede un’applicazione indiscriminata a tutte le realtà; il beneficio sarebbe infatti riservato alle piccole associazioni professionali formate da un massimo di 5 associati. L’obiettivo è stimolare la nascita e il consolidamento delle piccole aggregazioni professionali. L’UNGDCEC propone la modifica dell’attuale disciplina del forfetario (art. 1 della L. 190/2014) con l’introduzione della facoltà, per i professionisti associati, di optare per un’imposta sostitutiva di IRPEF e relative addizionali pari al 15% sulla quota di reddito derivante dalla partecipazione ad associazioni professionali (di cui all’art. 5 comma 3 lett. c del TUIR) con aliquota ridotta al 5% per il primo anno di applicazione e i quattro periodi d’imposta successivi.
La sostitutiva si applicherebbe poi solo a condizione che il reddito da partecipazione non sia superiore a 70.000 euro annui. Tale soglia tiene conto del fatto che, nel forfetario individuale, il limite di ricavi e compensi è ora fissato a 85.000 euro, cui corrisponde, applicando il coefficiente di redditività del 78% previsto per le attività professionali, un reddito imponibile di circa 66.300 euro. La soglia di 70.000 euro netti è stata calibrata tenendo conto che l’associazione resta comunque soggetta a IRAP. Per evitare distorsioni senza imporre la chiusura dell’eventuale attività individuale, si prevede che, se il professionista svolge contemporaneamente anche un’attività di lavoro autonomo in forma individuale, il relativo reddito concorra, con quello di partecipazione, al raggiungimento del tetto di 70.000 euro.
Così strutturata, la proposta è stata sottoposta agli interlocutori politici, corredata da un’analisi specifica sul tema delle coperture finanziarie. L’Unione ha calcolato e illustrato nel dettaglio l’impatto immediato sulle casse dell’Erario, evidenziando peraltro come, in una prospettiva di lungo periodo, la proposta tenda al “saldo zero”. Ciò in quanto, grazie all’aggregazione, come dimostra il citato studio del CNDCEC, si otterrebbe quell’effetto moltiplicatore sul fatturato, generando maggiore materia imponibile, oltre a una naturale uscita anticipata dal regime agevolato per superamento dei limiti reddituali. Più reddito e disponibilità comportano poi, a catena, benefici indiretti sul mercato del lavoro, in termini di nuove assunzioni, e sul settore immobiliare, per la necessità di spazi più ampi, oltre a benefici contributivi grazie ai maggiori versamenti alle Casse. La misura, discussa in vari contesti di riforma e nei pacchetti di emendamenti legati a Ddl. fiscali e leggi di bilancio, è stata finora accantonata per mancanza di copertura, sulla base di una visione “del momento” anziché di lungo periodo. L’UNGDCEC, in ogni caso, continuerà a sostenere questa battaglia, ferma nelle proprie convinzioni.
Serena Giannuzzi
Probivira Giunta UNGDCEC
Alberto Tealdi
Componente CdA Fondazione Centro Studi UNGDCEC
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