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Lunedì, 25 marzo 2019 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Più della fatica, la dignità del lavoro

Venerdì, 1 marzo 2019

Gentile Redazione,
potremmo raccogliere l’ennesima forma di lamentela sulle condizioni di produttività del nostro lavoro a cui ci sottopone il rapporto esistente tra i nostri clienti e l’Agenzia delle Entrate, non servirebbe a molto.

Potremmo fare altrettanto con l’indizione di una nuova manifestazione di protesta, legittima e fissata per il mese di aprile di questo anno. Anche in questo caso temo che non sortirà grande effetto.

Perché più di ogni cosa, più della fatica, l’urgenza di cui trattare è quella della dignità del nostro lavoro.

Non siamo dissimili dagli altri lavoratori, protetti dall’articolo 41 della Costituzione di questa Repubblica.
Non lo siamo affatto.
Però per noi le regole di tutela della libertà e dignità sono scomparse.

Il Job Act del lavoro autonomo, che poteva essere una occasione non tanto per garantirci qualche deduzione fiscale in più ma per rivendicare il riconoscimento di una condizione di parità del lavoro dei professionisti rispetto alle protezioni giustamente riconosciute al mondo dei lavoratori dipendenti, ha fallito il suo obbiettivo.

A quale prezzo ci siamo ridotti a condurre il lavoro nelle nostre professioni allontanando i nostri diritti a una vita dignitosa non tanto sotto il profilo del reddito, ma soprattutto nel rapporto con i nostri affetti, nel diritto al tempo da dedicare a noi stessi e al rispetto dovuto alle nostre condizioni, ai nostri percorsi formativi e alle nostre storie personali.

E non si può opporre che il lavoro nelle libere professioni è così, imponendoci di assumere questa condizione come un dato di fatto, perché non è così.
In una stagione nella quale la politica si preoccupa giustamente di uomini e donne rimasti indietro attraverso il reddito di cittadinanza non può passare l’idea che qualsiasi processo decisionale ricada sui cittadini attraverso il servizio quasi gratuito di professionisti, associazioni sindacali o CAF.

È sulle spalle di questa categoria di lavoratori che si regge e si è retta sino ad ora l’informatizzazione fiscale del Paese e l’alleggerimento dei costi del personale delle Agenzie Fiscali. Gratis.
E non vuole essere questa l’ennesima rivendicazione economica, che interessa pochissimi ormai. È la rivendicazione del rispetto alla dignità del lavoro, crollato l’argine che ci ha trasformati da professionisti ad intermediari.

Non siamo intermediari di nessuno. Resteremo professionisti sempre, lavoratori come qualsiasi altro ma non più disponibili a essere al servizio dello Stato perché lo Stato non ci riconosce come tali.


Francesco Andrea Falcone
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Taranto

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