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Sabato, 6 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Commercialisti più «politici»? Finalmente

Sabato, 9 maggio 2020

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Gentile Redazione,
faccio riferimento all’articolo “Il CNDCEC lancia la «scuola politica» dei commercialisti” pubblicato su Eutekne.info il 29 aprile. 
Nell’articolo si riporta una dichiarazione del Vicepresidente Giorgio Luchetta che afferma: “La nostra vuole essere una scuola di competenza, attraverso la quale auspichiamo che i soggetti che si candidano a governare, a livello nazionale e locale, abbiano la preparazione necessaria per esercitare il loro mandato. L’auspicio è che la competenza sia parte integrante non solo della nostra categoria, ma anche della politica e delle istituzioni ad ogni livello, dal Comune più piccolo all’Ordine professionale più grande”.

Non posso che gioire di una simile affermazione e mi compiaccio che il Vicepresidente Luchetta si sia fatto interprete di un’esigenza di competenza ai massimi livelli delle istituzioni che anche io da tanto tempo avverto.
Infatti, proprio per questo motivo ebbi a chiedere al Presidente Miani di intervenire agli “Stati Generali della Professione” come Presidente del partito che ho fondato insieme anche ad altri colleghi commercialisti (per la cronaca, si chiama Onda popolare italiana e ha un proprio sito internet per chi volesse approfondire). L’intervento non fu, poi, possibile perché non vi erano spazi ma la risposta del Presidente Miani fu molto cortese. Forse, proprio la mia richiesta ha promosso una maggiore sensibilità alla politica rispetto al passato. Quindi, mi ritengo il pioniere di questo nuovo “fronte” che il Consiglio nazionale ha deciso di promuovere.

Mi sono emozionato nel leggere l’articolo del 29 aprile! Sono felice di aver contribuito alla presa di coscienza di una realtà che sento molto forte. Infatti, proprio nella lettera suddetta che avevo inviato al Consiglio nazionale sostenevo che: “... in prospettiva, e nel rispetto di alti ideali democratici, ritengo che possiamo e dobbiamo ambire – come categoria di esperti economisti – anche ad un ruolo politico attivo mirando a sollecitare i colleghi ad un fattivo e costante impegno politico”.

Infatti, in un mondo globalizzato che si basa ormai esclusivamente su logiche di mercato, vi è necessità di statisti di alta levatura che abbiano oltre alle capacità morali anche una solida preparazione ed esperienza economica perché è sempre più evidente ( e la gestione dell’emergenza attuale lo conferma) che le strategie politiche devono essere preparate e decise con la visione prospettica degli effetti sull’economia reale. Questo non è possibile se il nostro Paese non dispone di persone che sanno, per vissuto personale, come si muovono le logiche di mercato e gli effetti che si generano nel breve e nel medio termine.

Inoltre, i commercialisti – molto più di altre categorie – hanno ben presente come da troppi anni la politica abbia scelto di privilegiare la burocrazia a dispetto della produzione creando, di fatto, un sistema inefficiente che ha prodotto un controllo opprimente su tutti gli aspetti della vita delle persone ma, in particolare, delle imprese. In sostanza, è stata provocata una deriva dello Stato verso un sistema di tipo sovietico che non potrà avere altro sbocco se non il fallimento dello stesso sistema dopo che si saranno esaurite le risorse di cui si alimenta. Questa consapevolezza, che ogni esperto aziendalista ha maturato, deve essere trasfusa in un impegno personale concreto perché, oggi, il Paese ha bisogno di “competenza”.

Noi commercialisti questo impegno lo dobbiamo dare! Per rispetto dei tanti clienti, artigiani, commercianti e industriali che si sono affidati a noi per la cura delle loro attività e di cui conosciamo le loro angosce e le loro speranze. Certo, questo ceto rappresenta forse solo il 10% del corpo elettorale, ma è il ceto su cui fa perno tutto il benessere che il nostro Paese, dal dopoguerra, è riuscito a creare, per tutti, dando lavoro e speranza a un popolo vinto.
Pertanto, finalmente... posso dire grazie della sensibilità al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti.
L’Italia ha bisogno di competenze economiche di alto profilo e noi... lo sappiamo... “SIAMO UTILI AL PAESE!”.


Daniele Brunelli
Consigliere ODCEC Firenze

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