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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Aumentano i permessi di soggiorno convertibili in permessi di lavoro

L’art. 1 del DL 130/2020 aggiorna l’elenco: l’intento del legislatore è di ampliare il novero degli stranieri che possono regolarmente lavorare in Italia

/ Roberto Maria MEOLA

Giovedì, 29 ottobre 2020

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Il DL 130/2020 (c.d. “decreto sicurezza e immigrazione”) recante misure in materia di sicurezza, immigrazione e protezione internazionale e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 del 21 ottobre, è entrato in vigore il 22 ottobre 2020.

L’art. 1, rubricato “Disposizioni in materia di permesso di soggiorno e controlli di frontiera”, introduce il comma 1-bis all’art. 6 del Testo unico immigrazione (DLgs. 286/1998), aggiornando l’elenco dei permessi di soggiorno convertibili in “permessi di soggiorno per motivi di lavoro”, oggi disciplinato dall’art. 14 del DPR 394/1999.
Può ora essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro il permesso per calamità naturali; la decisione è legata alla scelta del legislatore di abrogare, con il decreto in commento, la connotazione emergenziale dello stesso, per il quale il presupposto della “situazione eccezionale e contingente” diventa “situazione di gravità”.
Anche il permesso per motivi religiosi, evidentemente non limitati al durare di una missione o ad attività strettamente collegate alla stessa, come invece accadeva in precedenza, rientra ora nel novero dei permessi convertibili.

Il decreto in esame introduce poi la convertibilità del permesso di soggiorno per attività sportiva e di quello per attività artistica, spesso essendo tali attività anche le attività lavorative (anche potenziali) di chi le svolge.

Il decreto interviene inoltre sul permesso di soggiorno per assistenza ai minori rilasciato, ai sensi dell’art. 31, comma 3 del DLgs. 286/1998, dal Tribunale per i minorenni, anche sulla base della capacità economica del soggetto in favore del quale viene rilasciato. Diviene dunque imprescindibile l’attività lavorativa del titolare del permesso e la conseguente regolarizzazione dello stesso anche attraverso la conversione del titolo in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Parimenti, il permesso di soggiorno per protezione speciale rilasciato ai sensi dell’art. 32, comma 3 del DLgs. 25/2008, seppur con il limite dei casi in cui siano intervenute le cause di esclusione o di diniego della protezione internazionale previste dagli artt. 10, comma 2, 12, lett. b) e c), e 16 del DLgs. 251/2007, può ora essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro

Infine, da leggersi in combinato con la disposizione che riduce a 36 mesi il termine per la conclusione del procedimento di riconoscimento della cittadinanza italiana (che da 730 giorni era stato portato a 4 anni), pur se senza efficacia retroattiva per esplicita previsione normativa e riferito solo alle domande presentate successivamente alla conversione del decreto, è introdotta nell’ordinamento la possibilità di convertire il permesso di soggiorno per attesa cittadinanza in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
Ciò anche in relazione alla necessità di dimostrare la capacità economica del richiedente al fine di ottenere la cittadinanza italiana ed europea, spesso richiesta per partecipare alle selezioni del personale di alcune aziende pubbliche o private ovvero per partecipare ai concorsi pubblici.
Appare forse meno chiara, a parere di chi scrive, la motivazione soggiacente alla scelta per cui figuri tra i permessi convertibili in motivi di lavoro il permesso di soggiorno per residenza elettiva, che fonda la propria ragion d’essere sulla disponibilità economica del richiedente non derivante da attività lavorativa.

Ulteriori interessanti modifiche introdotte dal decreto sono il richiamo esplicito al c.d. “asilo costituzionale”, ovvero alla previsione di cui all’art. 10, comma 3 Cost. in forza della quale viene sancita una limitazione della revoca o del rifiuto del permesso di soggiorno nei casi di incompatibilità con il diritto costituzionale e gli obblighi internazionali, e la modifica normativa riservata ai ricercatori in possesso del pertinente titolo per cui, al termine del periodo di ricerca, non è più richiesto di avere redditi e copertura sanitaria per poterlo convertire in permesso per attesa occupazione.

Concludiamo l’analisi delle modifiche introdotte nell’ambito delle norme sul soggiorno dei cittadini stranieri notando come le maglie per la concessione del permesso per cure mediche vengano ampliate, prevedendo che non siano più le “condizioni di salute di particolare gravità”, bensì “gravi condizioni di salute psico-fisiche o derivanti da gravi patologie” a configurarsi quali motivi fondanti la concessione del titolo stesso.

Lo scopo è quello di limitare il contenzioso

È evidente dunque l’intento del legislatore di ampliare il novero degli stranieri che possano regolarmente lavorare in Italia, riducendo la possibilità di vertenze e azioni per il riconoscimento di una regolarizzazione della condizione di soggiorno legata al lavoro, cosi come pure è evidente la volontà di premiare i percorsi di integrazione.

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