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Lunedì, 23 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

INIZIATIVE DI CATEGORIA

Appello dell’ANC: «Bloccare tutte le procedure fallimentari»

/ REDAZIONE

Venerdì, 6 novembre 2020

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Procedere subito con la sospensione delle procedure fallimentari a carico delle piccole e medie imprese, in particolar modo per le istanze nate a seguito della crisi provocata dallepidemia. La richiesta arriva dal Presidente dell’ANC, Marco Cuchel, che ha lanciato l’allarme commentando i dati contenuti nel Rapporto Cerved Pmi 2020 e nella Ricerca Mc Kinsey su oltre 2.200 PMI di cinque Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna).

Secondo il Cerved, a causa della pandemia verranno persi 1,4 milioni di posti di lavoro, con una riduzione del capitale di 47 miliardi “qualora, cessate le attuali misure di sostegno, non ci siano prospettive di rilancio”. Il fatturato delle sole piccole e medie imprese potrebbe diminuire nel 2020 dell’11% (fino a 16,3% nel caso di ulteriori lockdown) e la redditività lorda del 19%.

E nuove chiusure porterebbero a una crescita dei disoccupati nel privato a 1,9 milioni e a 68 miliardi la perdita di capitale. Durante il primo lockdown, il livello dei mancati pagamenti ha raggiunto il picco massimo (passando dal 29 al 45%) e nei mesi successivi le cose sono migliorate solo di poco (a luglio si registrava il 37% di fatture non saldate).

“I numeri sono drammatici – prosegue Cuchel – ma quello che ci preoccupa maggiormente è che siamo arrivati a una dead line decisiva per l’intero sistema Paese. La metà delle imprese intervistate dichiara che non riuscirà a sopravvivere per più di un anno. In Italia il 22% del totale prevede che sarà costretta a dichiarare bancarotta entro sei mesi. Il doppio rispetto alla media europea. I segnali sono chiari e inequivocabili”.

Dati che impongono interventi immediati, per evitare un “carico sociale ed economico assolutamente insostenibile” causato dalla perdita di tanti posti di lavoro. Secondo l’associazione di categoria, oltre alla sospensione delle procedure fallimentari, “si rende necessaria l’estensione della platea prevista dal DL Ristori a tutti i comparti dell’indotto, dell’intermediazione e del settore dei professionisti, che rischiano di rimanere esclusi da ogni forma di sussidio”.

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