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Venerdì, 7 maggio 2021 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Adempimenti rinviati in caso di COVID del professionista

Approvato l’emendamento al decreto Sostegni. Rispetto alla versione originaria, scendono a 30 i giorni di sospensione

/ Savino GALLO

Mercoledì, 5 maggio 2021

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Il pressing incrociato dei parlamentari promotori dell’iniziativa e dei commercialisti che l’hanno apertamente sostenuta, questa volta, ha sortito i suoi effetti. Nella notte tra lunedì e martedì le Commissioni riunite Finanze e Bilancio del Senato hanno approvato l’emendamento al decreto Sostegni che introduce lo slittamento automatico degli adempimenti a carico dei contribuenti nel caso in cui il professionista a cui hanno conferito regolare mandato contragga il COVID-19.

Superata, dunque, l’iniziale contrarietà del Ministero dell’Economia, che aveva fornito parere negativo per questioni di coperture finanziarie, quantificando in oltre 53 milioni di euro gli oneri derivanti dal provvedimento. La svolta è arrivata con la presentazione di nuovi calcoli, secondo cui sarebbe bastata una copertura di soli 9,1 milioni di euro per ognuno dei due anni (2021 e 2022) in cui la misura sarà in vigore, e con la riduzione dei giorni di sospensione da quarantacinque a trenta giorni.

Le coperture saranno prese dal fondo per le esigenze indifferibili di cui dispongono i gruppi parlamentari. Buona parte di quella cifra dovrebbe essere messa a disposizione da Fratelli d’Italia, partito di cui fa parte Andrea De Bertoldi, primo firmatario dell’emendamento, secondo cui l’approvazione della misura è “una conquista di civiltà, che allinea finalmente i liberi professionisti ai dipendenti, dando loro la possibilità di anteporre il diritto alla salute agli obblighi lavorativi, qualora si ammalassero di COVID-19”.

Rispetto alla prima versione dell’emendamento sostenuto anche da Romeo (Lega), Conzatti e Marino (Iv), Nannicini (Pd), Toffanin (Fi) e Steger (Svp), la sospensione degli adempimenti non sarà di 45 giorni (si veda “Adempimenti sospesi per 45 giorni per i professionisti affetti da COVID-19” del 1° aprile), ma di 30, a decorrere dal giorno del ricovero in ospedale o dell’inizio della quarantena del professionista. Trascorso tale periodo, ci saranno 7 giorni di tempo per far fronte alla scadenza.

“Siamo rammaricati per questa riduzione – commenta Marco Cuchel, Presidente dell’ANC –, dettata da supposti limiti di copertura, e accettiamo il compromesso. Tuttavia non possiamo che gioire per una decisione che non esito a definire di portata storica, in quanto introduce anche per noi professionisti un principio sacrosanto e costituzionalmente sancito per tutti gli altri cittadini: quello del diritto alla tutela della salute”.

L’Associazione nazionale commercialisti è da tempo impegnata sulla battaglia per la tutela dei professionisti che sono alle prese con malattie e infortuni gravi, facendosi promotore del disegno di legge (A.S. 1474) di cui è figlio l’emendamento al decreto Sostegni appena approvato.

Quel disegno di legge è attualmente fermo in Commissione Giustizia del Senato, anche per ragioni di coperture finanziarie, ma una volta introdotto il principio, quello della tutela della salute dei professionisti, la speranza è che anche tale proposta di legge possa vedere la luce.

Così Massimo Miani e Giorgio Luchetta, rispettivamente Presidente e Vicepresidente del CNDCEC, i quali riconoscono il successo di De Bertoldi ma anche dei commercialisti italiani, “che sin dal primo momento hanno sostenuto questa iniziativa con forza e determinazione”.

“Da questo momento in poi – aggiungono – la nostra battaglia prosegue per l’approvazione in tempi il più rapidi possibile del disegno di legge. L’approvazione dell’emendamento è importante anche perché può fare da apripista all’approvazione di un provvedimento di ben più ampia portata, promosso dallo stesso de Bertoldi con la consulta dei parlamentari commercialisti, che gode peraltro anch’esso di un sostegno trasversale e unitario”.

Lo stesso auspicio viene espresso anche da Matteo De Lise, Presidente dell’Unione giovani, e da Stefano Distilli, Presidente della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti. “Piena soddisfazione – commenta quest’ultimo – nei confronti di un atto di civiltà e di attenzione al mondo dei liberi professionisti e della nostra categoria in particolare”.

Ora bisognerebbe “sancire questo principio anche a livello generale e non solo in riferimento alla pandemia COVID”. Allo stesso tempo, in un’ottica di attenzione ai bisogni e alle difficoltà dei liberi professionisti, continua Distilli, andrebbe “ulteriormente riconosciuto e rafforzato il ruolo delle Casse di previdenza come erogatori di misure di welfare a sostegno delle rispettive categorie, concedendo loro la possibilità di destinare maggiori risorse (nel nostro caso attualmente limitate al 2% dell’avanzo corrente) a iniziative di assistenza, soprattutto in un momento così difficile e dalle prospettive incerte che ha messo ulteriormente in difficoltà la parte già più debole delle nostre platee di riferimento”.

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