ACCEDI
Venerdì, 30 gennaio 2026 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Sindacati in audizione sulla riforma dell’ordinamento

Tante le proposte di modifica al testo. Campo, Consigliere del CNDCEC: «Inserire l’area lavoro tra le attività tipiche dei commercialisti»

/ Savino GALLO

Venerdì, 30 gennaio 2026

x
STAMPA

download PDF download PDF

Dopo il Consiglio nazionale, Cassa dottori commercialisti e Unione giovani (si veda “Commercialisti: «Riforma occasione per modernizzare la professione»” del 29 gennaio 2026) ieri sono state le associazioni di categoria (e non solo) a prendere la parola dinanzi alla Commissione Giustizia della Camera in merito al disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento professionale dei commercialisti.

La serie di audizioni è cominciata con Domenico Posca, Presidente di UNICO, che ha concentrato tutto il suo intervento sulla necessità di prevedere che il bilancio del Consiglio nazionale venga approvato dall’assemblea dei rappresentanti degli Ordini territoriali, a cui dovrebbe essere demandata anche “la nomina dei componenti del collegio dei revisori”.

Una richiesta reiterata da quasi tutti i rappresentanti delle associazioni presenti, incluso il Presidente dell’ANC, Marco Cuchel, che ha avanzato un’altra serie di proposte “finalizzate a rendere la professione attrattiva per i giovani e di valorizzare il ruolo sussidiario del commercialista”. Tra queste, “ricondurre all’interno dell’Albo professionale i molteplici elenchi e sotto-albi che sostanzialmente si riferiscono ad attività tipiche del commercialista (l’ANC ne ha contati 12)”; “armonizzare la formazione obbligatoria”; “includere le STP nel regime forfettario”; “ampliare l’applicazione dell’equo compenso a tutti i rapporti professionali”; introdurre le specializzazioni “solo per quelle attività che non sono già oggetto della professione”.

Il tutto senza dimenticare il tema che più sta a cuore all’associazione, il riconoscimento di “competenze riservate” agli iscritti all’Ordine “in quanto attività tipiche, con l’opportunità di eliminare dal testo della riforma il riferimento alle professioni non ordinistiche di cui alla legge 4/2013”. Una questione complessa, su cui si registrano le spinte contrarie di chi, evidentemente, non ha alcuna intenzione di mollare gli spazi di mercato che si è conquistato negli anni.

Emblematica, in questo senso, la presenza in audizione anche di Riccardo Alemanno, Presidente dell’INT (Istituto nazionale tributaristi), che ha preso la parola proprio per sottolineare che anche i professionisti non ordinistici vanno tutelati: “Abbiamo sempre rispettato le prerogative dei commercialisti – ha spiegato –, riconoscendo loro maggiori competenze su determinate materie. Ma sulla fiscalità è dal 1984 che il sistema associativo viaggia assieme ad altri soggetti. Anche la Corte europea sostiene che le esclusive danneggino il mercato. Non è con le riserve che si attraggono i giovani ma con il rispetto di altre professionalità”.

“Non parliamo di esclusive, ma ci aspettiamo che le prerogative dei commercialisti vengano salvaguardate”, ha ribattuto Mario Michelino, Presidente dell’ANDOC, che, come altri, ha ribadito la necessità di fermare la proliferazione di Albi esterni alla professione e modificare le modalità di approvazione del bilancio del Consiglio nazionale.

Gianluca Tartaro, Presidente dell’ADC, si è soffermato anche sul tema delle incompatibilità (“bisognerà assolutamente tenere conto dell’impatto sulle Casse di previdenza”), e sui procedimenti elettorali e di rappresentanza: sì alla riduzione dell’anzianità di iscrizione per l’assunzione di cariche elettive, no a “meccanismi farraginosi e poco rappresentativi” per lo svolgimento di elezioni locali e nazionali. Tartaro, inoltre, si è detto “contrario all’obbligatorietà di qualsivoglia ipotesi di forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile professionale”.

Anche da Amedeo Sacrestano, ex Presidente del collegio dei revisori del Consiglio nazionale, è arrivata l’indicazione di rafforzare il ruolo dell’Assemblea dei Presidenti e, con essa, quello del collegio dei revisori e dei consigli di disciplina. Questi ultimi due istituti, in particolare, dovrebbero essere “autonomi”, con propria dotazione di “risorse finanziarie e organizzative”.

Gli ultimi ad intervenire sono stati Aldo Campo, Consigliere del CNDCEC con delega all’area lavoro, e Alessandro Ventura, ricercatore dell’ente, entrambi con l’obiettivo di correggere quella che è stata definita “una svista o forse un refuso”, ovvero l’assenza nel disegno di legge delega della materia del lavoro tra le attività che connotano tipicamente la professione.

“Una piccola dimenticanza – ha sottolineato Campo – che però potrebbe avere delle conseguenze devastanti”. Ad oggi sono circa 30 mila i commercialisti che operano nell’area lavoro. “Non chiediamo – ha aggiunto – nuove prerogative ma l’inserimento nel testo del disegno di legge delega di quello che già oggi la legge 12/1979 ci riconosce”. Un’aggiunta che servirebbe per “tranquillizzare” i colleghi e le tante aziende (Campo ha parlato di oltre un milione citando i dati INPS) da loro assistite in questo specifico ambito.

TORNA SU