La Corte Suprema Usa boccia i dazi, dati incoraggianti dalla manifattura europea
L’economia eurozona fornisce qualche indicazione positiva; inferiori alle aspettative i dati statunitensi
L’attività delle imprese nella zona euro è aumentata a un ritmo superiore alle attese questo mese, con il settore manifatturiero che è tornato a crescere per la prima volta da ottobre, mentre il settore dominante dei servizi è stato leggermente inferiore alle stime. Questo è quanto emerge dalla pubblicazione degli indici Pmi (direttori acquisti).
Il rimbalzo di febbraio è stato sostenuto dalla ripresa della domanda. Forse è prematuro, ma questo potrebbe essere il punto di svolta per il settore manifatturiero. I servizi hanno registrato un modesto miglioramento leggermente inferiore alle attese. Le pressioni generali sui prezzi sono aumentate lievemente. Le imprese hanno però aumentato i prezzi a un ritmo contenuto, fornendo pochi motivi di preoccupazione alla Bce (segui tassi e valute su www.aritma.eu).
Rientrano dunque le preoccupazioni sulla crescita che si erano registrate a inizio settimana dopo la pubblicazione dell’indice di fiducia Zew tedesco (istituzioni finanziarie), più debole del previsto, e dell’avanzo commerciale, in calo per via dei dazi e dell’aumento delle importazioni cinesi che ha ridotto la produzione domestica.
A proposito di dazi la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato quelli imposti da Trump in base a una legge pensata per le emergenze nazionali, infliggendo una dura sconfitta al Presidente repubblicano in una sentenza storica che avrà importanti ripercussioni sull’economia globale. Tuttavia Trump dispone di diverse alternative legali per imporre i dazi. La situazione genera incertezza.
Nonostante i dati positivi sulla crescita i tassi eurozona sono scesi per via di una settimana caratterizzata da volatilità sui mercati condizionati dalle conseguenze di un potenziale conflitto in Iran (Bund 10 2,73%, -7 cent.; Irs 10 2,75%, -6 cent.). Anche i tassi Usa sono scesi (Bond 10 4,07% -10 cent.) in un contesto che invece li avrebbe dovuti far salire visto quanto emerso dalle minute dell’ultimo Fomc (braccio operativo della Fed).
I verbali hanno rafforzato l’idea che eventuali mosse di allentamento potrebbero essere facilmente rinviate se le pressioni inflazionistiche dovessero rivelarsi più persistenti del previsto. Pur suggerendo una lettura più restrittiva, le minute non hanno scosso le aspettative sui tassi Usa a breve termine: i mercati continuano a prevedere un taglio a giugno, con una probabilità vicina all’80%, e un totale di due riduzioni entro dicembre.
L’inflazione di fondo (PCE core), indice molto seguito dalla Fed, è aumentata più del previsto a dicembre e i segnali indicano un’ulteriore accelerazione a gennaio, rafforzando le aspettative che la Federal Reserve non taglierà i tassi di interesse prima di giugno. L’indice è salito dello 0,4% (attese 0,3%) mensile e del 3% tendenziale.
Il Pil IV trim. è aumentato a un tasso annualizzato dell’1,4% nell’ultimo trimestre (attese 3%). Nel quarto trimestre la crescita ha quindi subito un rallentamento superiore alle attese, a causa dei disagi causati dallo shutdown governativo dello scorso anno e da una più moderata spesa dei consumatori.
Gli indici Pmi appena comunicati deludono, segnalando lievi difficoltà per il 2026 anche se in prospettiva i tagli fiscali e gli investimenti nell’intelligenza artificiale dovrebbero sostenere l’attività quest’anno. Manteniamo la previsione per la Cpi Usa 2026 al 2,7%. È plausibile un picco dell’inflazione vicino al 3% nella prima metà di quest’anno, un calo nella seconda metà e un ritorno all’obiettivo del 2% della banca centrale l’anno prossimo.
Nulla di particolarmente nuovo. Riflette in buona parte le proiezioni economiche della Fed di dicembre. La Fed anche in caso di puntata dell’inflazione al 3% difficilmente si farà intimorire, sapendo che sarà un aumento probabilmente temporaneo. Restiamo per ora dell’idea che possa invece procedere a due ribassi, vista la debolezza del mercato del lavoro, ma probabilmente lo farà nella seconda parte dell’anno quando si assisterà al rientro della Cpi.
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