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Venerdì, 14 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Deroghe a norme di legge subordinate al deposito dei contratti di secondo livello

L’Ispettorato nazionale del lavoro individua la reale portata da attribuire all’adempimento del deposito telematico

/ Mario PAGANO

Sabato, 1 agosto 2020

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Il deposito dei contratti collettivi di secondo livello subordina l’accesso ad alcuni benefici di carattere “normativo” che possono essere “attivati” a seguito di specifiche deroghe introdotte dalla contrattazione collettiva.
Questo è quanto emerge dalla circolare n. 3 del 30 luglio scorso, con la quale l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) ha fornito chiarimenti in merito alla reale portata da attribuire all’adempimento del deposito telematico dei contratti collettivi.

Sul punto, si ricorda che l’art. 14 del DLgs. n. 151/2015 prevede che i benefici contributivi o fiscali e le altre agevolazioni connesse con la stipula di contratti collettivi aziendali o territoriali siano riconosciuti a condizione che tali contratti siano depositati in via telematica presso la Direzione territoriale del lavoro competente, oggi Ispettorato territoriale del lavoro, che li mette a disposizione, con le medesime modalità, delle altre amministrazioni ed enti pubblici interessati.
In altre parole, per poter godere dei vantaggi individuati dalla norma in questione, il datore di lavoro deve necessariamente procedere a una sorta di procedura di pubblicizzazione del contratto in questione, attraverso un apposito sistema telematico.

L’adempimento in questione non rappresenta certo un appesantimento burocratico ma il fine, come correttamente spiegato dallo stesso INL nella circolare in commento, è quello di consentire un’immediata applicazione delle normative in materia di agevolazioni, rendere più facilmente accessibili tali contratti alle diverse amministrazioni, nonché di effettuarne il monitoraggio.

Nell’ambito della procedura informatica di deposito del contratto di secondo livello, ci si è chiesti quale potesse essere la portata da attribuire alla voce “altro”, inserita tra quelle elencate nell’applicativo. Più in particolare l’interrogativo si è spinto sino al punto di capire se potessero essere incluse, nell’ambito di tale voce, le “altre agevolazioni” connesse alla stipula di contratti contenenti clausole derogatorie alla disciplina ordinaria di un determinato istituto previsto dalla legge, come nel caso della deroga al limite massimo di assunzione a tempo determinato prevista in un contratto di prossimità ex art. 8 del DL 138/2011 ovvero contenuto in accordi siglati ex art. 19 comma 2 del DLgs. n. 81/2015.

In buona sostanza, nel caso oggetto del quesito posto all’Ispettorato non si parla di semplici benefici o agevolazioni, come, ad esempio, la detassazione del premio di risultato ovvero la decontribuzione per le misure di conciliazione tra i tempi di vita lavoro e credito d’imposta per la formazione 4.0. La questione concerne tutte quelle ipotesi derogatorie di carattere prettamente “normativo”, che consentono al datore di lavoro di poter applicare una differente disciplina sostanziale di un determinato istituto, ponendo come fonte non quella legale ma quella pattizia, prevista direttamente nel contratto di secondo livello.

Naturalmente, tale possibilità deve essere espressamente prevista dalla stessa norma di legge, come nel caso citato dei contratti di prossimità, ove lo stesso art. 8 del DL 138/2011, al comma 2, stabilisce la possibilità di derogare, nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, alle disposizioni di legge su alcune specifiche materie. Ciò, naturalmente, sempre per volere della norma, a condizione che i contratti mirino alle finalità espressamente e analiticamente individuate dal legislatore.

Al fine di delineare una possibile risposta e capire se il deposito dei contratti di secondo livello potesse subordinare anche l’efficacia di tali disposizioni di carattere normativo, l’INL ha interrogato l’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro.
Il Dicastero ritiene che debba darsi all’art. 14 del DLgs. 151/2015 una lettura maggiormente estensiva, con la conseguenza di prevedere un obbligo di deposito dei contratti collettivi – aziendali o territoriali – anche nelle ipotesi in cui le parti abbiano liberamente esercitato specifiche prerogative rimesse dalla legislazione vigente alla contrattazione collettiva per derogare alla disciplina ordinaria di alcune tipologie contrattuali.
In questo senso – spiega il Ministero – il deposito dei contratti c.d. di secondo livello andrebbe ricondotto non solo ai benefici contributivi e fiscali comunemente intesi, ma anche ai diversi benefici di carattere “normativo” che possono essere “attivati” a seguito di specifiche deroghe introdotte dalla contrattazione collettiva”.

Attesa l’assoluta rilevanza di un tale orientamento, l’Ispettorato ha ritenuto opportuno chiarire che tale nuovo adempimento è applicabile in riferimento ai contratti sottoscritti o rinnovati a far data dalla pubblicazione della circ. n. 3/2020, facendo salve, pertanto, le disposizioni derogatorie inserite in contratti collettivi già sottoscritti ma non depositati.

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