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Venerdì, 14 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

ECONOMIA & SOCIETÀ

Tassi in calo su dati negativi relativi al secondo trimestre

I dati diffusi in settimana sul Pil certificano il devastante secondo trimestre 2020, periodo di lockdown

/ Stefano PIGNATELLI

Sabato, 1 agosto 2020

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Una serie di novità negative sul fronte macro (crollo del Pil tedesco, italiano e Usa), settoriale (l’invito della Bce alle banche europee a non pagare i dividendi fino all’anno prossimo), geostrategico (progressione della pandemia e tensioni diplomatiche tra Usa e Cina) ha gettato qualche ombra sulla ripresa, conducendo a prese di beneficio sulle borse anche se le trimestrali strabilianti di Amazon, Facebook, Apple e Alphabet hanno permesso a Wall Street di attenuare le perdite.

Sul fronte valutario il dollaro continua a indebolirsi (eurousd a 1,19), mentre sui tassi la negatività del clima ha condotto a un ribasso sui Bund tedeschi e sui tassi Irs. I Btp, in tale contesto non certo favorevole, tengono le posizioni con il 10 anni sempre sotto l’1% (0,97%): testimonianza dell’apprezzamento per la carta italiana. Tuttavia, questo clima ha fermato temporaneamente i miglioramenti sullo spread Italia-Germania (155 bps) e sui Btp a cui avevamo assistito nelle ultime settimane grazie all’effetto del Pepp e del Recovery Fund (segui tassi e valute su www.aritma.eu).

Per quanto attesi, i dati pubblicati in settimana sono di quelli che mettono di fronte alla realtà dei fatti: l’impatto del COVID è stato devastante. Il Pil tedesco del secondo trimestre ha registrato un calo record del 10,1% da attese di -9%. Nell’ultimo trimestre il Pil Usa è crollato a un tasso annualizzato del 32,9%, la peggiore contrazione sin dall’inizio delle rilevazioni governative nel 1947.

Il presidente di Federal Reserve al termine della riunione di politica monetaria ha riconosciuto il rallentamento dell’attività economica e ha ridimensionato la portata dei segnali di risveglio del ciclo economico enfatizzando i rischi di un colpo di coda dell’epidemia. Powell non ha soltanto confermato il pieno impegno della banca centrale nell’erogazione della liquidità promessa, è andato oltre, chiedendo al Congresso di non perdere troppo tempo nel negoziato sui nuovi piani di stimolo, perché è vitale far presto e far tanto. Un monito a repubblicani e democratici, in questo momento su posizioni molto distanti.

Se i dati macro hanno messo di fronte all’evidenza del disastroso secondo trimestre, dall’altro gli indici di fiducia che mostrano le prospettive dell’economia per i prossimi 3-6 mesi sono tutti migliorati più del previsto: dopo i Pmi e lo Zew, questa settimana si è aggiunto l’Ifo (fiducia degli imprenditori tedeschi).

L’attenzione dei mercati torna alle curve pandemiche

I mercati nell’ultimo mese si erano focalizzati sulle prospettive di ripresa; si nota ora una minor sensibilità ai dati e un ritorno a porre particolare attenzione alle curve pandemiche. Finora le preoccupazioni erano tutte sugli Usa. Se in Europa sorgesse qualche problema potremmo assistere a una ulteriore discesa dei rendimenti e dei tassi – non però di un allargamento degli spread se non minimo – con la crescita delle aspettative per ulteriori misure di stimolo monetario che potrebbero comprendere: un allargamento dei criteri di rating per l’ammissione dei titoli ai programmi di acquisto Bce, l’estensione degli acquisti agli Etf e in ultimo una limatura ai tassi ufficiali.

La Fed potrebbe portare i Fed Fund negativi come mostrano i Future Fed Fund (anche se la banca centrale ha ribadito nelle scorse riunioni – non però nell’ultima – che questa eventualità non è contemplata), aumento degli acquisti di titoli con ampliamento delle tipologie acquistabili, controllo della curva dei tassi a lungo (come fa la Boj).

Il nostro scenario di base tuttavia poggia (speriamo) sull’ipotesi favorevole che non si verifichi una seconda ondata pandemica o che la seconda ondata sia debole o gestita con misure di confinamento a piccola scala.

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