X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Omesse ritenute previdenziali anche con i modelli DM10 telematici

I modelli provano la corresponsione degli emolumenti ai lavoratori

/ REDAZIONE

Sabato, 17 ottobre 2020

x
STAMPA

download PDF download PDF

La Cassazione, nella sentenza n. 28674/2020, ricapitola le principali caratteristiche della fattispecie di omesso versamento di ritenute previdenziali o assistenziali, di cui all’art. 2 comma 1-bis del DL 463/1983 convertito.

Ai sensi di tale disposizione, l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, per un importo superiore a 10.000 euro annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro. Se l’importo omesso non è superiore a 10.000 euro annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. Il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Tale fattispecie – ricorda in primo luogo la Cassazione – non è configurabile senza il materiale esborso, anche solo in nero, della retribuzione (cfr. Cass. SS.UU. n. 27641/2003); esborso che, costituendo un presupposto necessario della fattispecie criminosa, deve essere provato dall’accusa mediante il ricorso sia a prove documentali che testimoniali ovvero attraverso il ricorso alla prova indiziaria (cfr. Cass. n. 38271/2007).

La presentazione da parte del datore di lavoro degli appositi modelli DM 10 – attestanti le retribuzioni corrisposte ai dipendenti e l’ammontare degli obblighi contributivi – è valutabile, in assenza di elementi di segno contrario, come prova della effettiva corresponsione degli emolumenti ai lavoratori (cfr. Cass. n. 21619/2015); l’onere incombente sul pubblico ministero di dimostrare l’avvenuta corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori dipendenti è, quindi, assolto con la produzione del modello DM 10, con la conseguenza che grava sull’imputato il compito di provare, in difformità dalla situazione rappresentata nelle denunce retributive inoltrate, l’assenza del materiale esborso delle somme.

Gli appositi modelli attestanti le retribuzioni corrisposte ai dipendenti e gli obblighi contributivi verso l’istituto previdenziale (modelli DM 10) hanno, infatti, natura ricognitiva della situazione debitoria del datore di lavoro e fanno piena prova (ex art. 2709 c.c.) a carico dell’imprenditore; la loro presentazione equivale all’attestazione di aver corrisposto, fino a prova contraria, le retribuzioni in relazione alle quali è stato omesso il versamento dei contributi (cfr. Cass. n. 37145/2013).

Tale consolidato principio trova applicazione anche nel caso di elaborazione telematica dei modelli DM 10 da parte dell’INPS. Si ricorda, infatti, che è oggi prevista l’obbligatorietà della presentazione telematica delle denunce contributive mensili.
I modelli DM 10 formati secondo il sistema informatico UniEmens possono essere valutati come piena prova della effettiva corresponsione delle retribuzioni, trattandosi di dichiarazioni che, seppure generate dal sistema informatico dell’INPS, sono formate esclusivamente sulla base dei dati risultanti dalle denunce individuali e dalla denuncia aziendale fornite dallo stesso contribuente; in particolare, UniEmens è soltanto un flusso di dati che va a creare il contenuto del modello DM 10, per così dire di nuova generazione, che, ancorché generato dal sistema informatico dell’INPS, ha le stesse caratteristiche ed informazioni del DM 10 “cartaceo”.
La modifica delle modalità di redazione del modello medesimo, ossia il passaggio dal “cartaceo” inviato all’INPS al “telematico” generato dal sistema dell’Istituto, non ha importato alcuna modifica sotto il profilo della necessaria provenienza dei “flussi informativi” dall’azienda interessata.

Il reato è a dolo generico

Il reato in questione è a dolo generico, e, quindi, è integrato dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti; sicché non rileva, sotto il profilo dell’elemento soggettivo, la circostanza che il datore di lavoro attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte a debiti ritenuti più urgenti o abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti (cfr. Cass. n. 43811/2017).

TORNA SU