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Domenica, 27 novembre 2022

LAVORO & PREVIDENZA

Legittima l’incumulabilità differenziata per la pensione Quota 100

Per la Consulta non viola il principio di uguaglianza il difforme trattamento riservato a redditi di lavoro dipendente e autonomo occasionale

/ Luca MAMONE

Venerdì, 25 novembre 2022

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Con la sentenza n. 234, depositata ieri, la Corte Costituzionale è intervenuta in merito alla disciplina dell’anticipo pensionistico “Quota 100”, dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 14 comma 3 del DL 4/2019, laddove prevede la non cumulabilità della predetta pensione anticipata – a far tempo dal primo giorno di decorrenza e fino alla data di maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia – con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, qualunque sia il relativo ammontare, mentre consente il cumulo con i redditi da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui.

La questione, sollevata dal Tribunale di Trento, risulta di particolare interesse in quanto l’anticipo pensionistico in questione, pur introdotto in via sperimentale, ha subito nel tempo sostanziali modifiche (“Quota 102”) ed è attesa anche per il prossimo anno – per quanto emerge nel Ddl. di bilancio 2023 – un’ulteriore riproposizione in “Quota 103” (ossia 62 anni di età e 41 di contribuzione), mantenendo inalterata la citata condizione di incumulabilità.

Il caso in esame riguarda un pensionato in ”Quota 100” a far data dal 1° maggio 2019 che, in seguito, ha svolto prestazioni di lavoro di tipo intermittente senza obbligo di disponibilità, percependo redditi per complessivi 1.472,47 euro lordi.
L’INPS ha quindi chiesto la restituzione dei ratei versati e non ha corrisposto quelli relativi al periodo settembre-dicembre 2020, facendo applicazione dell’art. 14 comma 3 del DL 4/2019, che dispone il divieto di cumulo della pensione anticipata con i redditi da lavoro dipendente.

Nel sottoporre la questione di legittimità alla Consulta per violazione del principio di uguaglianza ex art. 3 Cost., il Tribunale di Trento da un lato ritiene non giustificato il trattamento differenziato del divieto di cumulo a seconda che i redditi percepiti dal pensionato derivino da attività di lavoro dipendente o di lavoro autonomo occasionale e, in seconda battuta, dubita che il lavoro intermittente senza obbligo di rispondere alla chiamata possa essere ricondotto nell’alveo del lavoro subordinato, in ragione della natura flessibile della prestazione richiesta.

Nel ritenere infondata la questione di legittimità costituzionale, la Consulta osserva che la comparazione proposta dal rimettente, fra redditi da lavoro autonomo occasionale entro la soglia di 5.000 euro lordi annui e redditi da lavoro intermittente non ha fondamento, poiché non sono omogenee le situazioni poste a raffronto.
In primo luogo, si osserva, il lavoro intermittente va ricondotto all’ampia categoria del lavoro flessibile, puntualmente normato con il DLgs. 81/2015.

In particolare, sia la disposizione che consente al lavoratore di non obbligarsi a rispondere alla chiamata del datore di lavoro (art. 13 del DLgs. 81/2015), come nella fattispecie oggetto del giudizio principale, sia quella in cui è prevista la corresponsione di un’indennità, commisurata alla retribuzione, che compensa i tempi di attesa di quanti optano per una disponibilità costante (art. 16 del DLgs. 81/2015), costituiscono entrambe prestazioni di lavoro flessibile, che rispondono a esigenze organizzative del datore di lavoro.

Al contrario, l’eterodirezione è del tutto assente nel lavoro autonomo occasionale. Quest’ultimo costituisce, infatti, un’area residuale del lavoro autonomo (art. 2222 c.c.) e l’occasionalità caratterizza una prestazione non abituale, sottratta a qualunque vincolo di subordinazione. Tale differenza tra le tipologie di attività si riflette coerentemente sulla diversa disciplina del divieto di cumulo. Va altresì detto che mentre al lavoro intermittente, proprio perché subordinato, si accompagna l’obbligo di contribuzione, così non accade per il lavoro autonomo occasionale produttivo di redditi entro la soglia dei 5.000 euro lordi annui (art. 44 comma 2 del DL 269/2003).

In ragione della diversità delle situazioni lavorative poste a raffronto, la Consulta esclude che sia costituzionalmente illegittimo il difforme trattamento riservato, ai fini del divieto di cumulo con la pensione anticipata a “Quota 100”, ai redditi da esse derivanti. L’assenza di omogeneità fra le prestazioni di lavoro in esame porta i giudici costituzionali alla conclusione che non risulta violato il principio di eguaglianza ex art. 3 Cost.

Infine, osserva la Consulta, il diverso trattamento previsto per il divieto di cumulo non risulta illegittimo neppure considerando – come nel caso in esame – la sproporzione che può determinarsi fra l’entità dei redditi da lavoro percepiti dal pensionato e i ratei di pensione la cui erogazione è sospesa.

Infatti, la percezione di redditi da lavoro, qualunque ne sia l’entità, costituisce elemento fattuale che contraddice il presupposto richiesto dal legislatore per usufruire di “Quota 100”, volto a garantire un’effettiva uscita del pensionato dal mercato del lavoro, anche al fine di favorire nuova occupazione e il ricambio generazionale.

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