Temperatura percepita tra gli eventi per richiedere la cassa integrazione
Dall’INPS indicazioni per le integrazioni salariali in caso di sospensione o riduzione dell’attività per temperature elevate
Tenuto conto delle elevate temperature di questo periodo, nonché della loro incidenza sullo svolgimento delle attività lavorative e sull’eventuale sospensione o riduzione delle stesse, con il messaggio n. 2130/2025 di ieri, l’INPS ha fornito un riepilogo delle modalità con cui richiedere le prestazioni di integrazione salariale.
Le indicazioni riguardano i datori di lavoro che possono richiedere il trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) oppure l’assegno di integrazione salariale al Fondo di integrazione salariale (FIS) o ai Fondi di solidarietà bilaterali.
Inoltre, le indicazioni dell’Istituto previdenziale si applicano, per quanto compatibili, anche nell’ambito del lavoro svolto in agricoltura, secondo la disciplina della CISOA.
In via preliminare, l’INPS ricorda che qualora la sospensione o la riduzione delle attività lavorative sia disposta con un’ordinanza di pubblica autorità, è possibile richiedere l’integrazione salariale utilizzando la causale “sospensione o riduzione dell’attività per ordine di pubblica autorità per cause non imputabili all’impresa o ai lavoratori”.
In tale caso, i datori di lavoro devono soltanto indicare nella relazione tecnica gli estremi dell’ordinanza, senza la necessità di doverla allegare.
In ogni caso, in presenza di un caldo eccessivo che non consente il regolare svolgimento delle attività lavorative, resta ferma la possibilità di richiedere le integrazioni salariali con causale “evento meteo” per “temperature elevate”.
In questo caso, la prestazione di integrazione salariale può essere riconosciuta se le temperature risultano superiori a 35°.
Tuttavia, precisa l’INPS, anche il verificarsi di temperature non superiori a 35° può determinare l’accoglimento della domanda di accesso alle integrazioni salariali qualora si prenda in considerazione la temperatura c.d. “percepita”, che è più elevata di quella reale.
Tale situazione, ad esempio, si determina se le attività lavorative sono svolte in luoghi non protette dal sole o se le stesse comportano l’utilizzo di materiali o di macchinari che producono a loro volta calore, contribuendo ad accentuare la situazione di disagio dei lavoratori.
Anche l’impiego di strumenti di protezione, quali tute e caschi, può far sì che la temperatura percepita dal lavoratore risulti più elevata di quella effettivamente registrata dal bollettino meteo.
Al ricorrere di tale ipotesi, precisa l’INPS, il datore di lavoro che richiede il trattamento di integrazione salariale deve indicare non solo l’evento meteorologico che si è verificato – nel caso in esame il caldo eccessivo – ma anche descrivere l’attività lavorativa o la tipologia di lavori che sono stati sospesi o ridotti, nonché le modalità di svolgimento delle attività stesse.
Si ricorda, invece, che i datori di lavoro non devono allegare alla domanda i bollettini meteo, in quanto gli stessi sono acquisiti d’ufficio dall’INPS.
Inoltre, nel messaggio in commento si precisa che anche l’elevato tasso di umidità concorre significativamente a determinare una temperatura “percepita” superiore a quella reale.
Pertanto, nel valutare le istanze l’INPS terrà conto anche del grado di umidità registrato nelle giornate o nelle ore richieste.
Si precisa inoltre che le indicazioni fornite dall’INPS valgono anche con riferimento alle lavorazioni al chiuso, nei casi in cui non si possa beneficiare di sistemi di ventilazione o raffreddamento per circostanze imprevedibili e non imputabili al datore di lavoro o nei casi in cui l’utilizzo dei predetti sistemi non sia compatibile con le lavorazioni stesse.
Infine, si ricorda che per quanto riguarda la CIGO e l’assegno di integrazione salariale, le causali descritte in precedenza integrano fattispecie annoverabili tra gli eventi oggettivamente non evitabili (c.d. “EONE”), ai quali sono collegate specifiche agevolazioni procedurali. Ad esempio, in questi casi, per le domande di integrazione salariale non è richiesta l’anzianità di effettivo lavoro di 30 giorni che i lavoratori devono possedere presso l’unità produttiva per la quale viene richiesto il trattamento e i datori di lavoro non sono soggetti alla contribuzione addizionale.
Inoltre, il termine di presentazione della domanda scade l’ultimo giorno del mese successivo a quello in cui l’evento si è verificato e l’informativa sindacale di cui all’art. 14 del DLgs. 148/2015 non è preventiva ed è sufficiente per i datori di lavoro, anche dopo l’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, comunicare ai sindacati la durata prevedibile del periodo per cui è richiesto l’intervento di integrazione salariale e il numero dei lavoratori interessati.
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