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Martedì, 20 gennaio 2026 - Aggiornato alle 6.00

ECONOMIA & SOCIETÀ

Tassi Usa in rialzo, pochi mossi quelli Eurozona

I tassi Usa sono stati contagiati dalle tensioni sulla Fed e sulla Groenlandia e dalla più attenta lettura della CPI

/ Stefano PIGNATELLI

Martedì, 20 gennaio 2026

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La settimana è iniziata con un aumento della volatilità sui mercati, dopo che il Presidente Usa ha minacciato dazi nei confronti di otto Paesi europei finché gli Stati Uniti non potranno acquistare la Groenlandia. Le tariffe aggiuntive del 10% salirebbero al 25% dal 1° giugno se nel frattempo non si sarà raggiunto un accordo. I leader Ue discuteranno della minaccia in un vertice di emergenza giovedì (segui tassi e valute su www.aritma.eu).

Le borse europee sono in ribasso, i tassi eurozona stanno scendendo e il dollaro perde leggermente terreno. Oltre che dalla questione “Groenlandia” preoccupano gli attacchi del Presidente Usa alla Fed e al suo Presidente Powell. La battaglia di Trump con la Federal Reserve approderà alla Corte Suprema mercoledì, quando i giudici esamineranno un ricorso presentato dalla consigliera Lisa Cook in risposta al tentativo della Casa bianca di rimuoverla dal board. Powell è stato citato in giudizio in relazione a testimonianze precedenti riguardanti lavori di ristrutturazione negli uffici dell’istituto centrale. La minaccia giudiziaria potrebbe influenzare le decisioni di Powell: il suo mandato come Presidente scade a maggio, ma può decidere di restare per altri due anni nel Board da dove potrebbe dire la sua sulla politica monetaria e su eventuali cambiamenti nell’assetto della banca centrale fino alla fine della presidenza Trump.
La Bce, attraverso alcuni suoi membri, ha indicato come fattore principale di rischio quello del venir meno dell’indipendenza della Fed.

Davanti a queste tensioni i dati macro sono passati in secondo piano, escluso quello sull’inflazione Usa. Il dato ha mostrato che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato a dicembre a un tasso annuo del 2,7%, come previsto, mentre i prezzi “core”, esclusi cibo ed energia, sono saliti del 2,6%, un decimo di punto percentuale al di sotto delle previsioni. A prima vista, si tratta di una notizia ragionevolmente positiva. I prezzi dei generi alimentari sono però aumentati dello 0,7% sul mese, il più grande incremento dall’ottobre 2022, portando il tasso annuale di inflazione alimentare al 3,1%. Questo avviene proprio quando i prezzi del petrolio hanno ricominciato a salire con l’aumentato le tensioni geopolitiche.

Queste considerazioni inducono a rivedere leggermente al rialzo la Cpi Usa 2026 dal 2,6%-2,7% che indicavamo sulle previsioni di fine anno al 2,7%-2,8%. È plausibile un picco dell’inflazione vicino al 3% nella prima metà di quest’anno, un calo nella seconda metà e un ritorno all’obiettivo del 2% della banca centrale l’anno prossimo. Nulla di particolarmente nuovo. Riflette in buona parte le proiezioni economiche della Fed di dicembre. La Fed anche in caso di puntata dell’inflazione al 3% difficilmente si farà intimorire sapendo che sarà un aumento probabilmente temporaneo; inoltre la serie storica della Cpi Usa mostra quanto a lungo l’inflazione sia stata al di sopra dell’obiettivo della Fed (Cpi media ultimi 10 anni 2,9%; ultimi 10 anni 2,6%).
Questo per sottolineare che la Fed, anche in caso di Cpi al 3%, non alzerà i tassi; restiamo dell’idea che possa invece procedere a due ribassi, vista la debolezza del mercato del lavoro, ma probabilmente lo farà nella seconda parte dell’anno quando si assisterà al rientro della Cpi.

I tassi Usa sono stati contagiati dalle tensioni sulla Fed e sulla Groenlandia e dalla più attenta lettura della Cpi: nelle ultime sedute il rialzo dei Bond 2 anni (4,59%) è di circa 10 centesimi, quello sul decennale (4,22%) della metà.

Acquisti sui titoli governativi europei i cui rendimenti scendono

L’incertezza di una ripresa della guerra commerciale conduce ad acquisti sui titoli governativi europei i cui rendimenti scendono di circa 2-4 centesimi rispetto a una settimana fa, grazie anche a un’inflazione che è stata rivista al ribasso dal 2% della lettura flash all’1,9% definitivo di dicembre. Bund 10 al 2,82%, Irs 10 al 2,84%.
Sul fronte macro, l’appuntamento più interessante in settimana è quello con i Pmi flash Usa e Ue di gennaio, con l’indice Zew tedesco e con il Pil Usa.

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