Scontro tra Ordini sulla consulenza legale
Fa discutere l’esclusiva a favore degli avvocati contenuta nel Ddl. di riforma forense. La maggioranza ritira gli emendamenti, critica anche l’ANC
Nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento della legge forense (AC 2629), i rappresentanti dei partiti di maggioranza hanno ritirato gli emendamenti che miravano a ridefinire la portata delle esclusive a favore degli avvocati in materia di consulenza legale, provocando la reazione critica sia di Professioni Italiane che dell’Associazione nazionale commercialisti.
L’art. 2 commi 3 e 4 del provvedimento stabilisce che, ferme restando le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni regolamentate, anche rispetto all’assistenza, rappresentanza e difesa presso gli organi di giustizia tributaria di merito, il successivo decreto delegato dovrà sancire l’esclusiva a favore degli avvocati de “la rappresentanza e la difesa davanti agli organi giurisdizionali, nelle procedure di arbitrato rituale e di negoziazione assistita, nei procedimenti di mediazione obbligatoria e demandata dal giudice”, nonché per “le attività di consulenza legale, svolte in modo continuativo, sistematico e organizzato e dietro corrispettivo, ove connesse all’attività giurisdizionale”.
In più, dovrà essere considerata nulla “ogni pattuizione avente a oggetto il pagamento di corrispettivi in favore di soggetti non iscritti all’albo degli avvocati, quale compenso per attività di consulenza legale e assistenza legale ove connesse all’attività giurisdizionale”.
Secondo Professioni Italiane, associazione che rappresenta 23 Ordini italiani, il ritiro degli emendamenti, che evidentemente miravano a limitare la portata di questa disposizione, “rappresenta un segnale preoccupante per l’intero comparto professionale italiano, perché assegnando la consulenza in esclusiva agli avvocati rischia di creare indebite sovrapposizioni e di penalizzare il valore delle competenze multidisciplinari che caratterizzano le altre professioni ordinistiche”.
“La concentrazione delle competenze consulenziali legali nella sola professione forense – continua la nota stampa diffusa ieri – rischia di determinare effetti distorsivi sul mercato, riducendo la concorrenza e penalizzando cittadini e imprese”. L’auspicio, dunque, è che il testo del disegno di legge venga modificato, “affinché il nuovo ordinamento forense non si trasformi in uno strumento di esclusione per le altre eccellenze del mondo ordinistico”.
Una speranza condivisa anche dall’ANC, secondo cui “riservare in esclusiva la consulenza agli avvocati significa incidere profondamente sulle attività, sulla professionalità e sui redditi dei commercialisti. Se la norma – continua il sindacato guidato da Marco Cuchel –, così come prevista nel Ddl. dovesse essere approvata dal Parlamento, i commercialisti si troverebbero esclusi dal mercato della consulenza con l’effetto di non poter più assistere in maniera completa i propri clienti, che sarebbero costretti a rivolgersi agli avvocati”.
Per questo, l’associazione chiede al Governo di “rivedere la propria posizione e introdurre un correttivo al disegno di legge” e al Consiglio nazionale di “far sentire con forza anche la propria voce” per difendere le prerogative dei commercialisti.
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