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ANC: «Tariffe dei CTU da aggiornare»

/ REDAZIONE

Sabato, 25 aprile 2026

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I compensi riconosciuti ai consulenti tecnici d’ufficio (CTU) e ai periti “sono profondamente disallineati rispetto ai parametri economici attuali e alle dinamiche del mercato professionale” e il loro aggiornamento è “una esigenza non più rinviabile”. Lo scrive, in una nota stampa diffusa ieri, l’Associazione nazionale commercialisti, secondo cui “non è accettabile che non sia riservata la dovuta attenzione a professionisti il cui ruolo è, di fatto, insostituibile nell’ambito dei procedimenti civili e penali”.

In realtà, nel dicembre 2023 il Ministero della Giustizia ha istituito una Commissione di studio per la rideterminazione degli onorari fissi, variabili e a tempo degli ausiliari del magistrato. Tale Commissione, però, non ha ancora prodotto risultati e così gli onorari sono ancora oggi “definiti sulla base di valori risalenti al 2002, nonostante l’art. 10 della legge 8 luglio 1980, n. 319 ne prevedesse l’aggiornamento con cadenza triennale”.

Il quadro normativo di riferimento rimane quello basato sulle disposizioni del DPR 115/2002 e sulle tabelle di cui al DM 30 maggio 2002, un sistema che, spiega il Presidente Marco Cuchel, “non riflette l’evoluzione delle competenze richieste ai professionisti e risulta incoerente rispetto al livello di responsabilità civile e penale connesso agli incarichi”.

Il rischio, secondo l’associazione di categoria, è che ci possa essere un “disincentivo” all’assunzione degli incarichi, in ragione di compensi percepiti come “dequalificanti”, e che questo possa “incidere negativamente” sulla qualità delle consulenze tecniche e sull’efficienza stessa del sistema giustizia nel suo complesso.

“Non si è di fronte – sottolinea Cuchel – a una mera esigenza di aggiornamento economico, ma a una più ampia necessità di riforma di un sistema già riconosciuto come inadeguato sia dalle rappresentanze professionali sia dalla giurisprudenza costituzionale”. Di qui, l’auspicio che il Ministero della Giustizia possa procedere rapidamente all’adeguamento, attraverso una “revisione strutturale dei compensi”.

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