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Regalbuto: «L’Agenzia anticipi gli strumenti per le dichiarazioni»

Il Presidente dell’ODCEC di Torino dice la sua sulle semplificazioni fiscali, ma anche su giovani e riforma dell’ordinamento

/ Savino GALLO

Giovedì, 1 ottobre 2026

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Quattro anni in Consiglio nazionale a occuparsi di fiscalità (e dei bilanci dell’ente in qualità di Tesoriere), poi il ritorno nel suo territorio, per proseguire quello che il compianto Aldo Milanese definì il “Modello Torino”. Da poco più di sei mesi, Salvatore Regalbuto è alla guida dell’ODCEC piemontese, impegnato a far funzionare la macchina amministrativa locale senza però dimenticare le questioni di carattere nazionale, come la riforma dell’ordinamento, i giovani e le semplificazioni fiscali. Tutti argomenti affrontati nel corso della chiacchierata con Eutekne.info, a cominciare proprio dalla decisione di rinunciare a un secondo mandato a Roma.

Presidente Regalbuto, presupponendo che ci fosse la possibilità di candidarsi nuovamente per il Consiglio nazionale, perché ha scelto di “tornare” sul territorio?
“La mia è stata una scelta ponderata, volevo tornare a occuparmi di un Ordine all’interno del quale lavoro da 30 anni praticamente senza soluzione di continuità. Ho l’onore e il piacere di rappresentare, insieme al Consiglio, un Ordine che brilla per efficienza e partecipazione. Questo posizionamento è frutto della visione lungimirante dell’indimenticato e indimenticabile past President Aldo Milanese che ha posto le fondamenta di un modo di intendere l’Ordine come un luogo aperto e condiviso, centrale non solo per la professione ma anche per il tessuto socio-economico dei nostri territori”.

Con quali obiettivi è tornato?
“Innanzitutto, quello di proseguire questo percorso, portato avanti egregiamente dalle consiliature che ci hanno preceduto, presiedute da Luca Asvisio, con lo straordinario supporto dello staff dell’Ordine coordinato dalla nostra Direttrice, Lorella Testa, e con la partecipazione di centinaia di colleghe e colleghi che quotidianamente contribuiscono ad alimentare questo modello virtuoso”.

Declinando questo obiettivo nella pratica, quali sono le priorità del mandato?
“Concentrarci sulla trasformazione dell’attività professionale che porta con sé l’impetuoso incedere dell’intelligenza artificiale, prestare attenzione alle nuove generazioni e dare continuità all’attività formativa. In quest’ambito, il nostro Ordine sta continuando a operare assiduamente, grazie anche alla collaborazione e alle sinergie con il Dipartimento di Management dell’Università di Torino. Abbiamo costituito un Osservatorio sull’AI composto da validissimi e appassionati colleghi e docenti universitari, con l’obiettivo di fornire un concreto ausilio nella gestione della transizione digitale e abbiamo appena concluso la seconda edizione della Summer School Professione Commercialista”.

Ecco, visto che si parla spesso del progressivo allontanamento dei giovani dalla professione, qual è stata la risposta alla Summer School?
“Le assicuro che proprio l’esperienza della Summer School ha rafforzato in me la convinzione che i giovani motivati, volenterosi e ambiziosi ci sono oggi come c’erano ieri, con gli stessi pregi e gli stessi limiti legati all’età, seppur in un contesto economico e sociale estremamente mutato. Sono fermamente convinto che se trasmettiamo ai ragazzi, fin dalla fase dell’istruzione a tutti i livelli, in particolare durante il percorso universitario, la straordinaria valenza trasversale e strategica della nostra professione il trend di decrescita tra cancellazioni e iscrizioni che si sta palesando negli ultimi anni si invertirà. Dobbiamo far loro arrivare, con entusiasmo e passione, il messaggio che la nostra esperienza è fondamentale per accompagnare gli operatori economici in ogni fase essenziale e che il bagaglio di conoscenze di un commercialista ha un grande appeal in termini di prospettive”.

Ma è possibile che, oggi, i giovani preferiscano il “posto fisso” anche all’interno della professione? Cioè, che preferiscano essere dipendenti degli studi professionali anziché rischiare in proprio?
“Aprirsi un’attività da zero, oggi, è davvero un’impresa. Ma inseriresi in strutture che danno opportunità, costruendosi un percorso, è una cosa assolutamente possibile. I grandi studi sono perennemente alla ricerca di persone che si possano inserire e che vogliano fare un percorso di crescita professionale ed economica. Se si ha talento, impegno e dedizione, poi alla fine si viene fuori comunque”.

La Camera ha appena approvato, in prima lettura, il Ddl. delega per la riforma dell’ordinamento. Soddisfatto del testo uscito da Montecitorio e ora all’esame del Senato?
“Credo sia un buon punto di partenza e va dato atto al Consiglio nazionale attuale e a quello precedente di averlo portato avanti con tenacia ed efficacia. Ci sono previsioni importanti tra le quali spicca, sempre sul tema dell’attrattività delle nuove generazioni, la possibilità di svolgere il tirocinio durante il percorso universitario. Ma anche la possibilità di intervenire sul perimetro delle competenze, la polizza collettiva per la responsabilità professionale, la disciplina sullo svolgimento dell’attività in forma collettiva e sulle incompatibilità, la valorizzazione degli equilibri di genere e generazionali. Attendiamo l’approvazione in Senato, sperando che l’imminente scadenza della legislatura non sia di ostacolo: la vera partita sarà quella dell’attuazione della delega con l’emanazione dei decreti delegati”.

Cosa si aspetta?
“Che ci sia la più ampia condivisione possibile e che non si perda l’occasione, magari per la fretta, per giungere ad una riforma che garantisca nuove prerogative professionali e preservi quelle attuali; riveda in chiave moderna i limiti di incompatibilità; ponga un argine al proliferare di albi ed elenchi e riconduca per quanto più possibile quelli esistenti nell’alveo del nostro ordinamento; garantisca un sistema di governance che ponga sempre al centro gli Ordini, che sono il baluardo di prossimità e presidio territoriale, l’architrave su cui si poggia il nostro sistema ordinistico. E poi c’è il tema dell’equo compenso che purtroppo non pare ricompreso nel perimetro della delega”.

Che intende?
“Mi pare evidente che la norma sull’equo compenso non ha sortito gli effetti auspicati. Ed è un tema fondamentale perché non si tratta di tornare alle tariffe, cosa peraltro impossibile per le norme unionali, ma di garantire un riconoscimento economico che consenta di svolgere adeguatamente le prestazioni richieste. Basti pensare a ciò che avviene nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o ai compensi per l’attività negli organi di controllo, sia di entità pubbliche che private, che spesso sono talmente esigui da mettere in discussione la possibilità di svolgere il compito con i canoni minimi necessari. E non parliamo dei bandi con compenso nullo a cui talvolta ancora assistiamo. Il riconoscimento economico del lavoro, qualunque esso sia, è una questione di dignità”.

Ultimamente si è tornato a parlare di semplificazioni fiscali. Pare che il Consiglio nazionale stia lavorando assieme ad Agenzia e MEF alla possibilità di sdoppiare la dichiarazione dei redditi. Da ex delegato alla Fiscalità che ne pensa?
“Sicuramente si può perseguire un’azione di sfoltimento di informazioni ridondanti e di scarsa utilità anche per l’Agenzia delle Entrate, ma l’idea di sdoppiare gli adempimenti con un primo invio della parte relativa ai redditi entro luglio mi lascia perplesso, tenuto conto delle tempistiche con cui i nostri studi gestiscono la campagna dichiarativa. I dettagli di questa proposta non sono noti e, quindi, sono fiducioso che tutti gli aspetti saranno ponderati al meglio evitando che un meritorio intento si trasformi in un boomerang. Io resto convinto che l’unico modo per evitare di arrivare sempre sotto stress a ridosso della pausa estiva sia di anticipare radicalmente i tempi con cui l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione tutto il kit necessario per invio delle dichiarazioni. Oggi gestiamo la campagna dichiarativa in due mesi e mezzo circa, è troppo poco: questo è, a mio parere, il vero problema”.

La preoccupa l’allargamento delle responsabilità dei commercialisti?
“Dopo l’ordinanza della Suprema Corte n. 5638/2026, non mi risulta una tangibile inversione di tendenza anche per effetto di un’apprezzabile nota interna diffusa dalla Direzione Centrale dell’Agenzia. Quell’ordinanza, che si riferisce ad un caso decisamente eclatante, fissa però un principio di diritto decisamente inquietante anche perché è contestualizzata in una fattispecie di mera trasmissione della dichiarazione. Anche la successiva ordinanza n. 21061/2026 giunge a conclusioni discutibili sulla diligenza che il professionista deve adottare nello svolgimento del mandato. È evidente che se a questi arresti dovessero seguire tendenze consolidate, l’unica via d’uscita è un intervento legislativo che perimetri la responsabilità per concorso nelle sanzioni a casi conclamati di dolo o colpa grave e, anche in tema di diligenza qualificata, a cui nessun vuol sottrarsi, occorrerà definire un confine che tenga conto delle incertezze e difficoltà interpretative con cui quotidianamente ci cimentiamo”.

Chiudiamo con la stretta attualità, ovvero la questione del deposito bilanci e il botta e risposta tra commercialisti e consulenti del lavoro. Che ne pensa?
“Le rispondo dicendole che ho firmato, in qualità di Coordinatore degli Ordini del Piemonte e della Valle d’Aosta, il documento con cui abbiamo espresso unanime e pieno sostegno alle posizioni assunte dal Consiglio Nazionale. Non credo ci sia da aggiungere altro”.

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