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Giovedì, 17 gennaio 2019 - Aggiornato alle 6.00

Lettere

Incoerenze nelle definizioni per le sanzioni scollegate dal tributo

Lunedì, 29 ottobre 2018

Spettabile Redazione,
fatta la doverosa premessa per cui in linea generale i condoni non ci piacciono, e che è difficile ragionare in tale ambito in termini di principi di uguaglianza o capacità contributiva, visto che sono provvedimenti strutturalmente contrari a tali principi, può succedere che tali provvedimenti contengano falle che li rendono incoerenti.

Un caso che ho notato è quello dell’irrogazione di sanzioni scollegate dal tributo. Questi casi (di solito sono gli atti di contestazione) risultano definibili in misura agevolata soltanto se è stato avviato un contenzioso (art. 6 comma 3), ma non se sono solo oggetto di PVC oppure di atti di contestazione “sospesi” per effetto della presentazione di memorie difensive ex art. 16 comma 4 del DLgs. 472/1997 (non sono atti impugnabili).
Al contrario, se una sanzione è irrogata in collegamento col tributo, essa viene totalmente abbuonata versando l’imposta anche prima che sia emesso l’atto di accertamento definitivo (art. 1 comma 5 del decreto).

Mi pare che sarebbe coerente (ma volutamente non uso il termine “corretto”) prevedere la possibilità di definizione agevolata anche di tali atti.
Riduzione che dovrebbe applicarsi in aggiunta a quella a un terzo già prevista dall’art. 16 comma 3 del DLgs. 472/97, visto che quest’ultima è applicabile anche ai casi in cui viene irrogata in collegamento col tributo e che può essere totalmente azzerata versando il tributo stesso.

Insomma, ci sembra incoerente che chi viene pizzicato a tenere un comportamento illecito possa azzerare la sanzione se essa era correlata a un tributo, mentre non possa nemmeno ridurla se la sanzione non era correlata al tributo.


Giampiero Guarnerio
Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

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