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Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Esercizio delle attività professionali a prescindere dalla loro funzione

Potrebbero svolgersi anche solo a favore di singoli consumatori o di imprese catalogate fra quelle sospese che ne facessero comunque richiesta

/ Rocco TODERO

Venerdì, 27 marzo 2020

Il nuovo decreto legge n. 19 del 25 marzo 2020 non ha inciso sulla vigenza delle misure che sono state adottate con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo, il quale, tuttavia, continua a sollevare interrogativi anche in ordine alla specificazione del suo esatto contenuto normativo.

La disposizione principale prevede che tutte le attività produttive industriali e commerciali debbano rimanere sospese almeno sino al prossimo 3 aprile. La necessità di garantire il soddisfacimento di alcune esigenze minime di vita quotidiana per decine di milioni di cittadini italiani ha inevitabilmente imposto, tuttavia, di autorizzare una molteplicità di imprese a proseguire regolarmente le loro attività.
L’intento del Presidente del Consiglio è stato quello di predisporre un elenco che consentisse agli operatori di comprendere agevolmente quali attività sospendere e quali, invece, continuare.

La ratio che unificherebbe l’insieme delle attività non sospese sembrerebbe essere, in primo luogo, quella di provvedere, come detto, alla tutela degli interessi primari di milioni di individui. Sono consentite, quindi, le attività in alcune macro aree quali: agricoltura – alimentari; energia; sanità – farmaceutica; sicurezza; mobilità; informazione; assistenza alle persone e alle necessità domestiche.
Si tratta di una lista non particolarmente contenuta, dalla quale traspare come l’estensione della nozione di “esigenze primarie” sia stata, per così dire, attualizzata per soddisfare la sensibilità della collettività sociale al tempo in cui viviamo e le esigenze dell’economia moderna.

Si spiegherebbe così la presenza, fra le attività non sospese, della riparazione di telefoni fissi, cordless e cellulari, della riparazione di computer e periferiche, della riparazione di elettrodomestici e articoli per la casa, della manutenzione e riparazione di autoveicoli.
Non apparirebbe coerente, invece, l’indicazione con il codice ATECO 85 dell’istruzione, attesa la già disposta sospensione delle attività di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Il DPCM prevede, inoltre, la possibilità di svolgere attività che, per quanto non direttamente ricollegabili, a prima vista, a esigenze fondamentali dell’individuo, si rendono all’evidenza indispensabili per mantenere in esercizio le imprese che quelle necessità devono soddisfare. Il riferimento riguarda i servizi legali e contabili, le attività di direzione aziendale e consulenza gestionale, il lavoro svolto da studi d’ingegneria e architettura. Anche queste attività sono indicate espressamente nell’elenco delle imprese non sospese.

Con riferimento a queste ultime professioni si può ragionevolmente ritenere come il provvedimento del Presidente del Consiglio, in realtà, ne abbia autorizzato l’esercizio a prescindere dalla loro funzione di supporto alle attività produttive industriali e commerciali ritenute indispensabili. Le stesse, in definitiva, potrebbero svolgersi anche solo a favore di singoli consumatori o di imprese catalogate fra quelle sospese e che, tuttavia, ne facessero comunque richiesta.

L’art. 1 del decreto prevede, infatti, senza alcuna ulteriore specificazione, che le attività professionali non sono sospese e che le stesse, tuttavia, devono svolgersi secondo le modalità previste nel DPCM dell’11 marzo.
Con quest’ultimo rinvio il Presidente del Consiglio ha richiamato le raccomandazioni per le attività professionali di: attuare il massimo utilizzo di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza; incentivare ferie e congedi retribuiti per il personale dipendente; assumere protocolli anti contagio e mantenere la distanza interpersonale di un metro; provvedere alla sanificazione dei luoghi di lavoro.

Ammesse le attività funzionali ad assicurare la continuità delle loro filiere

L’insufficienza della tecnica di redazione legislativa attuata attraverso le modalità dell’elencazione delle sole attività consentite emerge, tuttavia, nella parte in cui il Presidente del Consiglio ha dovuto prendere atto della necessità di autorizzare non solo le attività comprese nell’apposito allegato 1, ma anche quelle che sono funzionali ad assicurare la continuità delle loro filiere.

Sennonché, tale ultima affermazione, sebbene necessaria, rischia di vanificare lo sforzo di rendere agevole e semplice l’individuazione delle attività non sospese, se gli operatori economici non manterranno salda la convinzione di potere produrre solo ciò che deve essere poi utilizzato per la realizzazione dei beni e servizi finali indicati nell’elenco di cui al già citato allegato al DPCM.

In quest’ottica il decreto del Ministro dello Sviluppo economico del 25 marzo ha precisato, ad esempio, che tanto le attività delle agenzie di lavoro interinale quanto quelle di call center possono ritenersi consentite solo nei limiti in cui siano espletate a favore delle imprese industriali e commerciali non sospese e già inserite negli elenchi dei decreti dell’11 e del 22 marzo.

A testimonianza del fatto che la sospensione delle attività produttive industriale e commerciali sia stata disposta per l’unica finalità di vietare numerosi contatti sociali quotidiani non altrimenti evitabili, il Capo dell’Esecutivo, infine, ha consentito l’esercizio delle imprese che non rientrano fra quelle espressamente autorizzate laddove, però, si possano assicurare modalità di organizzazione del lavoro a distanza o in maniera agile.
Anche per le attività che risulterebbero sospese dalla disposizione generale del DPCM, dunque, rimarrebbe impregiudicata la possibilità di proseguire nella produzione di beni e servizi allorché si potrà garantire in maniera pressoché certa che i lavoratori non saranno esposti ad alcun rischio di contagio da coronavirus.

La norma suscita tuttavia alcune perplessità in relazione alla concreta possibilità di contribuire da casa, o a distanza, alla realizzazione di beni materiali che possono essere costruiti solo all’interno di un contesto produttivo definito. Anche con riguardo all’erogazione dei servizi essa sembra però destinata a operare per fattispecie del tutto ipotetiche e residuali, se solo si considera che le attività professionali sono state escluse dal novero di quelle sospese unitamente a quelle finanziarie e assicurative. Si potrebbe pensare, così, alle consulenze diverse da quelle già ricomprese fra le attività autorizzate.

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