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Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Non si arrestano apertura della partita IVA, VIES e lettere di intento

La sospensione non vale per gli adempimenti tributari «prodromici» all’esercizio di diritti

/ Emanuele GRECO e Simonetta LA GRUTTA

Venerdì, 27 marzo 2020

L’art. 62 del DL 18/2020 ha previsto una sospensione quasi generalizzata degli adempimenti tributari i cui termini scadono tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020, concedendo la possibilità – ai soggetti con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa in Italia – di effettuare tali adempimenti entro il più ampio termine del 30 giugno 2020.

Sono esclusi dalla sospensione, per espressa indicazione dell’art. 62 del DL 18/2020, i versamenti (per i quali è prevista una disciplina “ad hoc”), l’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative alle addizionali regionali e comunali (una disciplina specifica è prevista per le ritenute d’acconto di lavoratori autonomi e agenti), nonché gli adempimenti relativi alla dichiarazione dei redditi precompilata (per i quali resta invariato il termine del 31 marzo 2020 ai sensi del DL 9/2020).

Gli adempimenti più rilevanti che beneficiano del differimento dei termini al 30 giugno 2020 sono la dichiarazione IVA relativa al 2019, l’esterometro relativo al primo trimestre 2020 e la comunicazione delle liquidazioni periodiche del primo trimestre 2020 (si veda “Adempimenti IVA sospesi fino al 31 maggio” del 23 marzo 2020).

Alle stesse conclusioni non è possibile pervenire per gli adempimenti, ai fini IVA, che hanno natura “prodromica” rispetto all’esercizio di un diritto da parte del soggetto passivo.
Sarebbe questo il caso, ad esempio, della dichiarazione di inizio attività (art. 35 comma 1 del DPR 633/72), da espletare, mediante presentazione del Modello AA7/10 o AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, entro trenta giorni dal momento in cui è intrapreso l’esercizio di un’impresa, arte o professione.

Per quanto l’attribuzione di un numero di partita IVA sia da ritenersi un adempimento di natura formale (cfr. Corte di Giustizia Ue 9 luglio 2015, causa C-183/14), è opportuno che il termine di 30 giorni per la dichiarazione di inizio attività sia rispettato, in quanto elemento essenziale per l’esercizio dell’attività medesima e per la conseguente attività di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Ancora più evidente è la necessità di provvedere all’iscrizione al VIES per quei soggetti passivi che intendono effettuare acquisti intracomunitari, se si rammenta che – per effetto della direttiva 2018/1910/Ue, applicabile dal 2020 – l’assenza di un numero di identificazione IVA non consente al fornitore che cede beni da un altro Stato Ue di applicare il regime di esenzione (non imponibilità).
Non dovrebbe rappresentare, invece, una causa ostativa alla realizzazione di una cessione intracomunitaria il differimento al 30 giugno 2020 della presentazione dei modelli INTRASTAT.

Ai fini della non imponibilità delle cessioni intracomunitarie, si richiede infatti (art. 138, par. 1-bis, della direttiva 2006/112/Ce) che gli elenchi riepilogativi siano presentati riportando le informazioni corrette riguardanti la suddetta cessione, a meno che il soggetto passivo “non possa debitamente giustificare la sua mancanza secondo modalità ritenute soddisfacenti dalle autorità competenti”.

La presentazione dei modelli INTRA relativa ai mesi di febbraio, marzo e aprile 2020, sospesa per effetto dell’art. 62 del DL 18/2020, dovrebbe costituire una valida giustificazione alla non avvenuta tempestiva presentazione degli stessi, purché le informazioni corrette siano adeguatamente fornite entro il termine del 30 giugno 2020.

Da ultimo, seppur qualificabile anch’essa come “adempimento tributario”, è da ritenersi indifferibile, nonostante il periodo di sospensione, la presentazione all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione d’intento per coloro che sono in possesso dello status di esportatori abituali e intendono effettuare acquisti di beni e/o servizi senza applicazione dell’IVA (art. 8 comma 1 lett. c) del DPR 633/72), nei limiti del plafond disponibile.

La mancanza della dichiarazione d’intento, anche in termini operativi, inficerebbe la possibilità, per il fornitore, di effettuare l’operazione senza applicazione dell’IVA, essendo tale soggetto sanzionato (art. 7 comma 4-bis del DLgs. 471/97) qualora si avvalga del regime di non imponibilità “senza avere prima riscontrato per via telematica l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione (d’intento)”.

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