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Sabato, 6 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Credito d’imposta sulle locazioni anche per i terreni

La norma non sembra limitata alla locazione di fabbricati

/ Anita MAURO

Sabato, 23 maggio 2020

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Con l’art. 28 del DL 34/2020 è stato introdotto un credito di imposta sui canoni di locazione corrisposti, in presenza di specifiche condizioni, nei mesi di marzo aprile e maggio (o aprile, maggio e giugno per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale).
Come già illustrato su Eutekne.info (si veda “Credito d’imposta sui canoni di locazione di tutti gli immobili a uso non abitativo” del 20 maggio 2020), dal punto di vista soggettivo il credito può competere:
- ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione;
- agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.
Ad esempio, quindi, potrebbero usufruire del credito (in presenza delle condizioni indicate dalla norma) anche le imprese agricole, i lavoratori autonomi, le associazioni sportive o le associazioni di volontariato.

Il credito, però, spetta limitatamente a:
- imprese e lavoratori autonomi che abbiano avuto ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel 2019 (tale limite non si applica alle imprese alberghiere e agrituristiche);
- esercenti attività economica che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.

Dal punto di vista oggettivo, il credito di imposta riguarda immobili a uso non abitativo “destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo”.

Il riferimento agli “immobili ad uso non abitativo” suggerisce:
- da un lato, che il credito possa riguardare anche i terreni, posto che si parla di “immobili” e non di fabbricati;
- dall’altro, che, per individuare gli immobili locati che danno diritto al credito, sia necessario fare riferimento alla classificazione catastale, restando quindi esclusi gli immobili catastalmente classificati in categoria A, eccetto gli A/10.

In tal senso sembra, infatti, da intendere la dizione “ad uso non abitativo”, anche perché, nell’art. 28 del DL 34/2020, il riferimento all’effettivo utilizzo dell’immobile è già fornito dall’indicazione secondo cui gli immobili debbono essere “destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale [...]” ecc.
Pertanto, non sembra che possa accedere al credito, ad esempio, il canone di locazione corrisposto dal professionista per un fabbricato classificato A/2, anche se utilizzato esclusivamente per l’attività professionale.

Per quanto riguarda la misura del credito, essa varia a seconda del tipo di contratto, atteso che (ferme le condizioni sopra delineate) spetta:
- nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone per i contratti di locazione, di leasing o di concessione di immobili a uso non abitativo destinati alle attività indicate dalla norma;
- nella misura del 30% dei canoni relativi a contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato alle attività indicate dalla norma.

Il riferimento ai “contratti di servizi a prestazioni complesse” potrebbe includere nel credito al 30% i c.d. contratti di “service” che comprendano un immobile a uso non abitativo, sebbene tale tipologia contrattuale non sia riconducibile a una locazione (cfr. risposta Agenzia delle Entrate 25 luglio 2019 n. 318).

Invece, con riguardo al credito del 60%, la norma non contempla il riferimento testuale alla sublocazione, che potrebbe risultare esclusa ove si privilegiasse l’interpretazione restrittiva imposta per le norme agevolative, ma potrebbe risultare, invece, inclusa, ove si optasse per una interpretazione guidata dalla ratio normativa (che pare consistere, come per il credito botteghe e negozi, nel ristorare il conduttore dal costo sostenuto per il canone, cfr. circ. n. 8/2020 § 3.1).

Il credito d’imposta è commisurato “all’importo versato nel periodo d’imposta 2020” con riferimento a:
- ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio;
- per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale, ciascuno dei mesi di aprile, maggio, giugno.
Il riferimento testuale all’“importo versato nel periodo d’imposta 2020” sembra consentire la spettanza del credito anche ove i canoni (riferiti alle mensilità indicate dalla norma) siano stati sospesi e/o pagati in ritardo, purché il pagamento avvenga, per i soggetti solari, entro il 31 dicembre 2020 (periodo di imposta 2020). Il credito spetta solo ove i canoni siano stati effettivamente pagati

Il credito d’imposta non è cumulabile con il credito d’imposta botteghe e negozi (art. 65 DL 18/2020) in relazione alle medesime spese sostenute. Tuttavia, pur non essendo cumulabili con riferimento alla mensilità di marzo, i due crediti potrebbero coesistere, riguardando, in parte, mensilità differenti: il contribuente che soddisfi le condizioni di entrambi i crediti dovrebbe scegliere di quale dei due crediti usufruire per il mese di marzo e, con riferimento ai successivi mesi di aprile e maggio, applicare il solo credito d’imposta di cui all’art. 28 del DL 34/2020.

Invece di utilizzare il credito, il conduttore può scegliere di cederlo, anche al locatore, o ad altri soggetti come gli istituti di credito.

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